Il Fucino visto dallo spazio

Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.

Il caffè se inquina che piacere è?

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.

La forza dell'uomo è nella verità

Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.

PIL:una misura di sviluppo?

Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?

Visualizzazione post con etichetta Biodiversità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Biodiversità. Mostra tutti i post

mercoledì 12 ottobre 2011

SCOMPIGLIO TRA ZOOLOGI E BOTANICI: LA REGIONE ABRUZZO RIVOLUZIONA LE CONOSCENZE


La Marzaiola americana atterra ad Ortona e s’incontra con l’Alzavola asiatica.  Il Salmerino alpino  pullula nelle acque del Fiume Liri, il Riccio orientale attraversa l'Adriatico e viene avvistato sul Tronto.
Lontre, picchi dorsobianco e gufi reali a frotte sulla costa. 

Comunicato Stampa del WWF

Che ci fanno in Abruzzo la Marzaiola americana, l’Alzavola asiatica, il Riccio orientale, la Trota marmorata e il Salmerino alpino?
La Giunta regionale abruzzese evidentemente non si deve essere posta questa domanda quando, sollecitata dall’Assessorato ai Lavori Pubblici, ha adottato il Piano di Tutela delle Acque, massimo strumento di pianificazione in questo settore. Un provvedimento che si aspettava da anni e per il quale la Regione aveva affidato uno studio nel lontano 2001 ad un raggruppamento d’imprese formato da Enel Hydro, D'Appolonia S.p.a. e Proger. Dopo anni di attesa e qualche vicissitudine, nell’agosto 2010, la Giunta Regionale è riuscita ad adottare il Piano, ricevendo, peraltro, molte osservazioni dalle associazioni ambientaliste. 

Ma al di là delle critiche sugli aspetti tecnici che già evidenziammo in passato, oggi richiamiamo l’attenzione sulle monografie che descrivono i vari bacini abruzzesi: questi studi, infatti, rappresentano una vera miniera d’oro dello strafalcione zoologico e botanico, che in molti casi si trasformano in calembour degni del grande Flaiano. Il tutto parte dalla scelta di usare, nelle schede, i soli nomi scientifici delle specie: iniziativa che conferisce un peso scientifico alle relazioni, ma che alla prova dei fatti si rivela una vera e propria trappola. Così la Giunta regionale abruzzese si inventa un rendez-vous faunistico est-ovest, degno della guerra fredda. Ad Ortona, sul fiume Arielli, la Marzaiola americana e l’Alzavola asiatica si incontrerebbero, accolti sulla costa dal Picchio dorsobianco, specie che quindi sarebbe incredibilmente presente su questo fiume (essendo in realtà confinata al Parco d'Abruzzo e dintorni): un mix talmente straordinario che a pensarci bene potrebbe essere una trovata pubblicitaria per attirare da mezza Europa frotte di birdwatcher.
L’uso dei soli nomi scientifici tira brutti scherzi e fa addirittura passare dal regno animale a quello vegetale: l’incolpevole Gambero di Fiume finisce nell’elenco delle piante del bacino Aterno-Pescara, così come avviene per il raro serpente Colubro di Riccioli, trasformato in un vegetale tipico del bacino del Tordino! 

L’uccello Averla piccola, Lanius collurio, vede il suo nome trasformato quasi sempre in un esilarante “Lanius collirio”. È evidente la responsabilità del correttore automatico (e della mancanza di una successiva rilettura), ma per non essere da meno l’estensore si inventa anche un “Lanius collarius” che lascia interdetti in quanto difficilmente può essere chiamato in causa il petulante software. E che dire della Volpe? Il nome corretto Vulpes vulpes diviene un più sinistro “Vulpus vulpus” così come la pianta Pyrola chlorantha diviene clamorosamente “Parola chlorantha”, forse a maledire la sequela di errori che riguardano, appunto, le parole...

A leggere le scheda della Regione Abruzzo sui pesci, poi, il Fiume Liri parrebbe scorrere non tanto in Italia centrale, ma nel profondo triveneto, visto che presenterebbe una fauna dal carattere prettamente alpino. Infatti, guizzerebbero nel fiume ciociaro la Trota marmorata (in realtà inserita con un nome sbagliato, “Salmo trutta mormorata” - un riferimento al Piave? - invece che il corretto Salmo marmoratus), il Salmerino alpino, il Salmerino di fonte, il Temolo e addirittura un rarissimo pesce, il Cobite barbatello. Su questa specie, tipica dell’Adriatico settentrionale, la Regione si supera: è stato citato un nome scientifico non più in uso da decenni (“Cobitis barbatula” invece che Barbatula barbatula), ma l’hanno anche storpiato, facendolo diventare “Cobitus barbatulus”! Anche alla Puzzola, sarà per la sua nomea, storpiano per ben due volte il nome: la prima volta da Mustela putorius a “Mustela potorius”. Ma che sarà mai, una sola vocale! Basta però voltare pagina perché il nome diventi “Fustella puterius”! La Regione Abruzzo non lascia in pace neanche botanici ed entomologi, mettendo in crisi anche le loro più ferree certezze. Gli scienziati alla ricerca del coleottero Rosalia alpina lo ritroveranno tra i pesci del Fiume Sangro. La rarissima Centaurea tenoreana, pianta endemica della Majella, viene inopinatamente scovata dai solerti estensori del Piano anche nel bacino del Tronto! Tornando alla fauna, sempre il Tronto ospiterebbe il Riccio orientale, che finora dai Balcani si era al massimo affacciato in Friuli, e addirittura la Lontra: un’osservazione straordinaria che evidentemente non deve essere stata comunicata al Ministero dell’Ambiente, dato che l’action plan nazionale redatto dai massimi esperti della specie è privo di tale informazione. E ancora, gufi reali comuni come passeri, frotte di picchi dorsobianco e rarissime balie dal collare lungo tutti i fiumi costieri: un vero e proprio paradiso ornitologico... di carta.

Abbiamo voluto scherzare su alcuni dei macroscopici errori contenuti nelle relazioni allegate al Piano di Tutela dell’Acque, pur nella consapevolezza di quanto sia grave che una Regione che si definisce “dei Parchi” abbia varato, proprio nel 2010, Anno Internazionale della Biodiversità, un provvedimento che denoti una tale superficialità nel trattare problemi che riguardano la conservazione del patrimonio naturalistico del suo territorio. Ci chiediamo quale sia stato il livello di attenzione ed approfondimento nella predisposizione del Piano visti i risultati ottenuti su aspetti tutto sommato semplici come l’indicazione delle presenze animali e vegetali. Il Piano di Tutela delle Acque affronta aspetti fondamentali come il calcolo del Deflusso Minimo Vitale per tutti i fiumi della regione ed il funzionamento dei depuratori. Gli errori che abbiamo riscontrato ci confermano nel giudizio fortemente negativo espresso a suo tempo su questo Piano. Il WWF, assieme ad altre associazioni, ha proposto numerose modifiche ad un documento ritenuto del tutto insufficiente per la tutela della biodiversità. È passato oltre un anno dall’adozione del Piano. Le scadenze per gli obiettivi di qualità per le acque fissati al 2015 dall’Unione Europea si avvicinano, ma non vediamo concreti segnali di miglioramento nella gestione delle acque. In questo anno la Regione Abruzzo non ha promosso alcun incontro con le associazioni per definire le modifiche al Piano e darne attuazione, nonostante i numerosi solleciti e le innumerevoli segnalazioni su interventi dannosi lungo i corsi d'acqua. Il WWF lancia un appello affinché il Piano di Tutela delle acque sia modificato profondamente per cogliere gli obiettivi comunitari e perché vi sia un’effettiva partecipazione da parte dei cittadini. Un vero confronto permetterà di giungere a scelte maggiormente condivise ed efficaci (e sicuramente farà correggere errori così macroscopici!).

Sono disponibili via email fotografie di alcune delle specie citate (Picchio dorsobianco, Gambero di Fiume, Lontra) e un brevissimo filmato in HD di Averla piccola. In allegato una delle copertine delle schede monografiche e la relativa pagina interessata.
Al momento del lancio del comunicato le schede monografiche a cui si riferisce il comunicato si trovano sul sito della Regione Abruzzo (LINK)

venerdì 21 maggio 2010

22 Maggio-giornata mondiale della biodiversità

Tutti gli esseri viventi hanno oggi la responsabilità di prendersi a cuore la salvaguardia della vita selvatica di tramandare ai posteri, come fonte di ammirazione e interesse, di conoscenza e di gioia, l'intero patrimonio della grande varietà di animali e piante. Questa generazione non ha nessun diritto per tornaconto, egoismo o distruzione intenzionale, o per negligenza, di privare le generazioni future di questa ricca eredità. Lo Sterminio di altre creature è una vergogna per l'umanità.
(World Wildlife Charter)



Se ne hai voglia, puoi dare una letta alla Dichiarazione UNESCO "Per una cultura della biodiversità" (formato pdf)


Foto: Stefano Scivola

domenica 24 gennaio 2010

Chi vuole un pezzo di Amazzonia?

L'ONU ha dichiarato il 2010 anno della biodiversità..... mentre ci si prepara a spendere "fior fior di quattrini" in conferenze, seminari e iniziative di vario genere volte a sensibilizzare riguardo a questa tematica, la biodiversità, quella vera, quella reale, quella a cui dedichiamo l'anno 2010, continua a scomparire a poco a poco.
In un post precedente vi ho parlato di Grand Inga una seria minaccia per la foresta congolese, ora invece vi racconto cosa accadrà il 9 aprile del 2010, anno della biodiversità: il governo del Perù aprirà un'asta. Oggetto della vendita? Amazzonia!
L'asta è stata annunciata da Daniel Saba, direttore della compagnia petrolifera Perupetro dopo diversi mesi di rimando. Lo scorso maggio in Perù gli indigeni amazzonici erano insorti contro una legge che permetteva di cedere le loro terre alle compagnie minerarie e petrolifere. Anche Survival ha lanciato l'allarme: le nuove operazioni petrolifere in foresta rischiano di scacciare e uccidere gli ultimi indios rimasti incontaminati.

Vi segnalo un meraviglioso dicumentario della durata di 50 minuti: GREEN-Il respiro della foresta. Il film è diretto dal regista del regista Moez, e racconta, attraverso i ricordi di un orango in fin di vita, l'eccezionale vitalità delle foreste pluviali dell'Indonesia, e l'avanzare della loro distruzione per fare spazio alle piantagioni di acacia e palma da olio, per la produzione di carta e biodiesel. Immagini forti e poetiche di una tragedia dimenticata.

Il film è disponibile, gratuitamente sul sito
 http://www.greenthefilm.com/
BUONA VISIONE A TUTTI

Fonte: (salvaleforeste.it)

venerdì 22 gennaio 2010

2010: anno della biodiversità



L'ONU ha dichiarato il 2010 anno internazionale della biodiversità. Lo fa 'per aumentare la consapevolezza delle molte funzioni che la biodiversita' svolge per assicurare la vita sulla Terra'.
 
Un bambino mi ha chiesto "cos'è la biodiversità?" ho risposto "la varietà di specie vegetali e animali presenti sul nostro pianeta", ma è una risposta che non mi soddisfa è incompleta e ridotta alla semplicità, tuttavia come faccio a spiegare a un bimbo cos'è la biodiversità? Essa è qualcosa di profondo in cui io stessa a volte sento di perdermi, in un certo senso la considero il "motore" del pianeta. Noi abbiamo la presunzione di pensare che l'ambiente sia qualcosa di amorfo che circonda l'uomo, in realtà così come il motore di una macchina, l'ambiente è un sistema complesso il cui funzionamento è garantito dalle sue diverse componenti, dai diversi processi ciclici portati avanti dai sistemi viventi, uomo incluso. E' grazie all'esistenza di tanti sottosistemi (biodiversità) che l'ecosistema funziona: se un impatto esterno blocca la funzione di un sottosistema, gli altri intervengono con funzioni ausiliari. Ma se il sistema ha una bassa diversità, può essere facilmente destabilizzato. Questo è il motivo per cui la biodiversità va protetta, la biodiversità è la vita che che muove la vita stessa.

L'ONU ha dichiarato il 2010 anno della biodiversità;...rubo ora una frase dal sito criticamente.it "anche l'ONU come molti altri organismi internazionali sembra avere una testa pensante e un corpo governato da istinti economici". Mi piace molto questa frase, è' schietta, è vera.

Nell'anno della biodiversità nella Repubblica Democratica del Congo si vuole compiere uno scempio ambientale di nome "Grand Inga", una diga alta 150 metri, con 50 turbine in grado di produrre 40 mila MW di energia. In Congo esistono già due grandi dighe, Inga I e Inga II, in realtà non hanno mai funzionato a piena capacità, poichè nel Paese manca un sistema di distribuzione dell'energia a bassa tensione che possa garantire l'accesso all'energia della popolazione congolese, (solo il 6% accede al servizio), il resto viene trasferita verso il Katanga. Con Grand Inga la situazione non cambierà, infatti questo nuovo progetto non prevede un piano di distribuzione alla popolazione congolose. La diga sembra pensata per distribuire energia ad altri Paesi, come Egitto, Italia, Turchia ed infatti dietro il finanziamento del progetto (80 miliardi di dollari) ci sono le grandi multinazionali con la Banca Mondiale in testa. L'opera viene proposta come fonte di energia pulita, per la cui costruzione le imprese puntano ad ottenere i certificati per la riduzione di CO2 grazie al meccanismo dei CDM del protocollo di Kyoto. A noi energia e crediti di carbonio, ai cittadini del Congo costi ambientali e sociali (esternalità). La linea di trasmissione dell'elettricità che dovrà raggiungere le coste del Mediterraneo attraverserà la foresta tropicale del Congo, seconda al mondo per estensione e biodiversità e grande serbatotio di contenimento delle emissioni di CO2 mondiali; qui vivono l'okapi, l'elefante della foresta, il pavone congolese, l'antilope bongo e almeno 10 mila specie di piante. Ad esser minacciate saranno anche tutte le popolazioni locali e i popoli indigeni come i pigmei, che dipendono dalla foresta per la propria sopravvivenza, saranno ancora una volta lesi i diritti umani economici e sociali delle popolazioni coinvolte. Secondo diversi esperti i rischi ambientali, e le perdite hanno un costo superiore ai profitti economici che si potrebero ottenere dalla realizzazione del progetto.

Gli economisti definiscono il capitale come la ricchezza usata per sostenere il commercio e creare nuova ricchezza, ma la nostra esistenza, e la nostra economia dipendono totalmente dal capitale naturale: sole, aria, acqua, suolo, animali, minerali processo di purificazione naturale, varietà culturale....

Come si può difendere la biodiversità se i Governi e i mercati non sanno fare una scelta morale tra oggetti e politiche?

Fonte: I cinque progetti che devasteranno il pianeta-altraeconomia

giovedì 12 giugno 2008

L'orso Bruno Marsicano

Questo disegno è stato fatto da Enzo Cerasani, ritrae Yoga un'orsa chiusa nell'area faunistica di Villavallelonga. Gli orsi, figli "forti e gentili" di mamma Terra

Come è mia consuetudine dovrei scrivere qualcosa sull'orso, ma in questo caso credo che nessuno meglio di lui possa darvi informazioni al riguardo, quindi per tutto quello che riguarda gli orsi cliccate su

martedì 3 giugno 2008

Sono tornati i fiordalisi a Milano

Questa che vi riporto è una testimoninaza di Matteo e che mi è arrivata tramite mail da parte dell'AISA (Associazione Italiana Scienze Ambientali)

Cancellati dagli erbicidi, qualcuno ormai non se li ricordava più, ma sono tornati: da qualche giorno una spettacolare fioritura di fiordalisi nei campi attorno a Milano desta meraviglia e stupore nei passanti che si fermano per raccogliere un fiore che per i più giovani è sconosciuto e per i più grandicelli un ricordo di tempi andati.
Ma non è stato un miracolo della Natura. E' stato merito di un progetto di "reintroduzione" per tentare di salvare la biodiversità della nostra campagna. L'idea è nata dal Centro Forestazione Urbana dell'associazione Italia Nostra, subito accolto da una ventina di aziende agricole del Parco Agricolo Sud Milano e finanziato dall'ufficio Parchi della Regione Lombardia. La semina è avvenuta nell'ottobre 2007 e la fioritura durerà ancora qualche settimana. Il Parco Agricolo Sud seguirà direttamente gli sviluppi del progetto nelle aziende, con l'obiettivo di diffonderlo, nel tempo, anche in altre aziende. Ma gli agricoltori rivolgono un appello agli ammiratori dei fiordalisi: "Comprendiamo la gioia di rivedere un fiore scomparso da anni -afferma Renata Lovati allevatrice, referente degli agricoltori per il progetto di reintroduzione di fioriture spontanee in aree cerealicole - ma per favore non cogliete i fiordalisi. Fotografateli e osservateli, invitate gli amici a recarsi sul posto per ammirarli, ma lasciateli nei campi dove tutti potranno continuare ad ammirarli ancora per qualche settimana. Li abbiamo seminati per attirare l'attenzione dei cittadini sul problema della scomparsa di biodiversità che impoverisce le colture, il paesaggio, l'ambiente, e soprattutto, per ricordare a tutti che il problema del consumo di suolo – nella provincia di Milano il tasso di urbanizzazione è tra i più alti d'Europa - è reale e comporta gravi conseguenze: mette a rischio la produzione agricola, cioè il cibo, pregiudica il riciclo dell'aria e interrompe le via dell'acqua".
"Gli agricoltori - afferma Paola Santeramo presidente CIA Mi-Lo -sono da sempre guardiani del territorio e dell'ambiente, sentinelle che registrano e subiscono i cambiamenti e le ricadute sull'habitat delle azioni dell'uomo. L'allarme che giunge dal mondo dell'agricoltura è reale e ha il carattere dell'urgenza: il suolo è a rischio e con esso la produzione agricola, le nostre tradizioni, il paesaggio di riferimento. Le grandi infrastrutture, la cementificazione continua mutano il panorama della campagna a vista d'occhio: al posto di prati e campi sorgono enormi cavalcavia e autostrade. Nella nostra provincia il consumo di suolo in media è del 42%. Il 45% è considerato la soglia di sostenibilità ammissibile dopo di che i terreni non garantiscono più la rigenerazione dell'ambiente".


La foresta perduta

Le discussioni sulle responsabilità dei biocarburanti continuano, e anche stavolta a giustificare le preoccupazioni del mondo scientifico riguardo a quelle che sono le conseguenze di uno "sconsiderato" uso di biocombustibili arriva uno studio, pubblicato sulla rivista Conservation Letters, condotto dai ricercatori della Princeton University e dell'Istituto per la Tecnologia di Zurigo. Analizzando i dati FAO, si è arrivati ad evidenziare che tra il 1990 e il 2005 il 59% delle aree coltivate a olio di palma della Malesia e il 56% di quelle indonesiane sono state sottratte alla foresta. Sempre secondo lo studio, sono stati creati nel periodo preso in considerazione 1,87 milioni di ettari di piantagioni in Indonesia e almeno 3 milioni di ettari in Malesia. Confrontando i dati sulla diversità di uccelli e farfalle dell'area esaminata, gli studiosi hanno potuto (ahimè) dimostare che c'è stata una significativa perdita di biodiversità.

Io continuo a pensare che la via di sviluppo intrapresa non porterà a nulla di buono e che la preoccupazione di trovare le risorse energetiche e materiali necessarie alla sopravvivenza dell'uomo, sia in realtà una scusa per facilitare le cose alle multinazionali, agli imprenditori privati e ai vari governi, che facendo leva sulle preoccupazioni delle persone diventano sempre più ricchi e sempre più "affamati" di denaro. Andando avanti così stiamo depauperando mamma Terra e dubito che ci si possa inventare qualcosa per sopravvivere in futuro. Ho sempre pensato che ogni essere vivente, anche se piccolo o brutto, sia stato creato perchè gioca un suo ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi, e l'uomo sopravvive perchè questi funzionano. Se inziamo a danneggiare gli ecosistemi facendo scomparire i tasselli necessari al loro funzionamento, secondo voi c'è qualche speranza di sopravvivere?

Fonte: Ansa
Foto: Mongabay.com

martedì 29 aprile 2008

Biodiversità e salute umana

"Con ogni pianta o animale che si estingue potrebbe scomparire anche un contribuito determinante alla salute umana". A dirlo sono circa un centinaio di esperti medici e ambientali internazionali, che hanno scritto un "libro bianco" presentato alla Conferenza del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep) in corso a Singapore.
Achim Steiner, direttore del Unep, ribadisce con forza che "Le società umane dipendono dalla natura per curare le malattie; storicamente la medicina ha utilizzato prodotti derivati dalla flora e dalla fauna, e continua ad essere così". Pensate solo alle poche piante che io stessa vi ho già segnalato nella sezione "piante utili" (sezione che mi auguro diventi sempre più ricca di spunti e approfondimenti): ognuna di loro svolge un ruolo fondamentale nella cura di molte patologie senza contare poi tutte quelle piante i cui principi attivi vengono usati in protocolli salvavita come la chemioterapia. "Dobbiamo far capire alla gente quanto già dipendiamo dalla biodiversità nella nostra economia, nelle nostre vite ma, più importante di tutto, quanto stiamo perdendo in termini di sviluppo futuro", ha detto Steiner. Il "Libro bianco" sarà offerto alla discussione dei partecipanti della prossima riunione annuale dei paesi aderenti alla Convenzione Onu sulla diversità biologica (Cbd), in agenda dal 19 al 30 maggio a Bonn, in Germania.

lunedì 31 marzo 2008

Airone Cenerino

Enzo, che in molti conoscono come Orso Bruno, ha la passione per il disegno, e vi posso assicurare che è bravissimo. Spesso fa disegni meravigliosi che la sottoscritta, sua fan numero uno, prende e ruba. Ora ho scannerizzato alcuni di questi disegni, e ho tanta voglia di condividerli con voi.
Attraverso le immagini si può raccontare un pò di mamma Terra...di lei e delle sue creature. Quindi ne approfitto subito e vi presento un bellissimo airone cenerino.

Ardea Cinerea (ardeidi), ovvero l'airone cenerino, è lungo circa 90 cm ed ha un' apertura alare di 140 cm. E' un animale che predilige laghi, fiumi, i pantani, le lagune e le spiagge marine. Vola con le zampe all'indietro e il collo ripiegato ad S. E' di costumi molto accorti e diffidenti ed infatti conduce una vita isolata. Per la nidificazione si riunisce in grandi colonie nelle zone paludose costruendo in cima ad alberi ad alto fusto un nido grande e rozzo in cui depone circa 3-5 uova all'anno di colore blu-verdastro, che cova per circa 25 giorni. La struttura poco elaborata del nido è dovuta all'allontanamento precoce dei piccoli, che imparano a volare solo dopo qualche settimana. Le cure parentali sono condotte da entrambi i sessi.
La forma del corpo è un esempio ammirevole di adattamento evolutivo in funzione sopratutto dell'alimentazione. Le dita lunghe e distanziate tra di loro consentono all'animale di muoversi su terreni fangosi. La ricerca di cibo è possibile in acque profonde fino a 60 cm grazie alla lunghezza dei tarsi. Il becco ad arpione associato al lungo collo e alla sua particolare muscolatura permettono movimenti potenti e istantanei nell'atto di cattura della preda: una volta localizzato, il pesce viene arpionato, lanciato in aria, afferrato ed inghiottito dal capo, evitando così l'apertura delle scaglie.

Disegni: Enzo Cerasani
Fonte: Riserva naturale Monte Genzana Alto Gizio;
Enciclopedia "Natura, la vita e l'ambiente " (Bompiani)

mercoledì 30 gennaio 2008

Dove si riducono gli insetti ,spariscono anche i fiori

Anche oggi mamma Terra ci insegna a non sottovalutare il legame sottile e profondo che lega gli esseri viventi gli uni agli altri. Sfogliando le pagine di un vecchio numero di "Le Science" ho trovato un articolo molto interessante.
Mi ritrovo nuovamente a parlare di api: un team di ricercatori ha rilevato un parallelismo fra il declino degli insetti impollinatori e quello dei loro fiori. Sono stati analizzati i dati di centinaia di aree nel Regno Unito e in Olanda per valutare la biodiversità di api e sirfidi ( molto simili alle mosche , ma impollinatori come le api) . Sono stati confrontati tra loro i dati di ciascun sito prima e dopo il 1980 e si è visto che in entrambi i paesi le api sono in declino in circa l'80% delle zone. In particolar modo il declino riguarda gli insetti specializzati su poche specie di fiore. Nel Regno Unito, in particolare, si è osservato che stanno scomprendo i fiori che si riproducono grazie agli insetti, mentre aumentano quelli che sfruttano il vento o che riescono ad autofecondarsi. In Olanda invece sono in declino solo le piante fecondate dalle api. Ora, non si sa se sia iniziato prima il declino delle api o quello dei fiori, tuttavia si ritiene che in entrambi i casi una delle cause scatenanti sia stato l'uso-abuso di pesticidi.
Tutto questo si traduce nel rischio di estinzione di popolazioni animali e vegetali e quindi in una enorme perdità in termini di biodiversità.

La mia domanda è questa: possiamo permettercelo? A tutti piace camminare su un prato, vi siete mai chiesti il perchè? Perchè il prato è un immenso mondo che racchiude in se una forza vitale, anzi la vita stessa. I lombrichi, le api, le formiche, sono vita, e questa vita è possibile grazie ad un altra vita: quella vegetale. Le cellule che costituiscono i tessuti verdi delle piante, ovvero le foglie e gli steli sono in continua attività per trasformare l'energia luminosa donata dal Sole in sostanze organiche necessarie non solo alle stesse piante, ma a tutta la vita su mamma Terra. sono le piante a costituire il cibo per gli animali e l'uomo stesso.

E poi tralasciando l'aspetto prettamente scientifico...i fiori ci danno gioia e ci rallegrano; e le api? Come faremmo senza il loro dolcissimo miele? Se c'è una cosa che adoro della stagione invernale è proprio una bella tazza di camomilla a fine serata insieme con gli amici più cari e con tanto buon miele dentro (piccolo vizio lasciatomi in eredità dal mio amico Emiliano (CHI E' EMILIANO??? Vedi blog RossiTramonti)).