Il Fucino visto dallo spazio

Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.

Il caffè se inquina che piacere è?

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.

La forza dell'uomo è nella verità

Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.

PIL:una misura di sviluppo?

Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?

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domenica 27 luglio 2008

Nucleare e leucemie

Alla domanda " le centrali nucleari fanno aumentare il rischio di leucemia?" il Bas, Ente federale per la protezione dalle radiazioni - in Geramania - ha pubblicato uno studio secondo cui l'incidenza della leucemia infantile intorno alle 16 centrali nucleari tedesche è 2 volte più alta che nel resto del Paese. Dal 1980 al 2003 sono stati esaminati 1592 casi e si è visto che nel raggio di 5 chilometri dalle centrali nucleari i casi di leucemia riscontrati sono 37 invece dei 17 previsti in base alla media nazionale. Tuttavia l'epidemiologa Maria Battler, autrice dello studio, osserva che le radiazioni intorno alle centrali atomiche sono da mille a 10 mila volte più basse di quelle ritenute oggi necessarie per causare la leucemia. Vi confesso che questo studio mi lascia fortemente perplessa e non da una risposta alle domande che le persone chiedono, anzi a parere mio aumenta i dubbi e le incertezze riguardo al nucleare. Se non sono le radiazioni allora cos'è che queste centrali emettono di così dannoso per la salute dei bambini e delle persone in genere? Come spiegare l'aumento dei casi di leucemia infantile nei pressi delle centrali atomiche?

A proposito di leucemia: alcuni test portati avanti nella clinica Mayo in Minnesota,
hanno dimostrato che l’assunzione di tè verde aiuta a combattere la leucemia: su quattro pazienti sottoposti a una cura a base di tè verde, tre hanno mostrato evidenti segni di miglioramento.
Lo studio ha rivelato che un componente del tè verde conosciuto come EGCG (epigallocatechine-gallato), è stato in grado di “uccidere” le cellule cancerogene prelevate da un paziente affetto dalla malattia e messe in contatto con questo componente. Le EGCG hanno un potere antiossidante 20 volte maggiore rispetto alla Vitamina E nel proteggere i lipidi del cervello.

Fonte: Rivista Gaia
www.teaway.it

giovedì 12 giugno 2008

Rosa Canina

Disse il Sole alla Rosa: "sei bella e profumata però, quando io voglio, sarai da me bruciata". La Rosa ribattè: "non provo soggezione perchè rifiorirò la prossima stagione". Dà il Sole gran calore ma più del Sole il cuore.
-Vecchio proverbio-

Se in questo periodo vi capita di fare delle belle passeggiate lungo i sentieri di montagna, sicuramente avrete l'opportunità di vedere siepi di rose canine in fiore. Una pianta dai ramoscelli così esili e dai fiori delicati potrebbe sembrarci così fragile e invece pensate un pò, la rosa canina ha una storia lunga 10 milioni di anni. Quando si dice la forza della natura...è da questa rosa che per evoluzioni biologiche (in gran parte volute dall'uomo) sono nate le moltissime varietà di rose che oggi acquistiamo e coltiviamo nei nostri giardini. Questa rosa cresce bene in terreni calcarei e assolati, in Italia è molto diffusa andando dalla costa fino al piano montano. La fioritura va da Maggio a Luglio. Sembra che l'aggettivo "canina" le fu dato da Plinio il Vecchio, il quale affermava che un soldato romano era guarito dalla rabbia grazie ad un decotto di radici di questa pianta. Ma ancora più curioso è il fatto che l'aggettivo "canina" voglia dire "di nessun valore". In realtà questa pianta ha delle proprietà che la rendono importante come tutte le creature di mamma Terra: ogni cosa ha un suo valore. I petali della rosa canina possono essere utlizzati nella cura di mal di gola, gastrite e diarrea. I frutti si utilizzano per preparare sciroppi come integratori alimentari e gli estratti dei frutti sono ricchissimi di vitamina C. Le foglie e i boccioli si utilizzano come blando lassativo e cicatrizzante. Nella cosmesi viene utilizzata per maschere di bellezza schiarenti, tonificanti e leviganti. In cucina si possono utlizzare i frutti per fare delle ottime marmellate e miele rosato. Se i frutti vengono essiccati e macerati in acquavite e zucchero si può fare un ottimo liquore, mentre seccati e tritati possono essere utilizzati per una tisana.
Curiosità: la simbologia legata alla rosa è molto antica. Nell'antico Egitto la rosa era il fiore consacrato ad Iside, dea della rinascita e personificazione della Natura; in Grecia e a Roma il fiore era sacro ad Afrodite-Venere dea dell'eros e della bellezza, ma anche ad Athena -Minerva, dea delle qualità intellettive e più spirituali. Dall'11 al 15 maggio ogni anno Roma festeggiava le "rosalie" festa delle rose che, incarnando la rigenerazione, venivano utilizzate per adornare le tombe. Con il Cristianesimo la rosa divenne il simbolo della passione di Cristo, sia per le spine che per la forma a calice della sua corolla. Nel Medioevo la rosa diventa simbolo di unione tra sacro e profano, tra spirituale e naturale ed è da questo momento in poi che la rosa viene associata al culto, alla preghiera e alla venerazione di Maria, madre di Gesù. La rosa diventa anche simbolo magico, infatti la disposizione circolare dei suoi petali la assimilano al cerchio, che come forma esoterica rappresenta il cielo e il sole. Nella letteratura la rosa viene celabrata da scrittori e poeti di tutti i popoli, se ne parla nei testi biblici, è citata da Omero, Virgilio, Catullo, Saffo, Ovidio e non possiamo poi dimenticare la rosa del Piccolo Principe, l'unica rosa che egli ama, l'unica al mondo perchè:..." è lei che io ho annaffiato, è lei che io ho riparato dal vento. E' di lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi e a volte tacere. Perchè è la mia rosa"

Disegno di Giorgio Venturini
Fonte: Lucia Micolucci (ON-CAI Guardigrele)
Orsola Dissegna (ON- CAI Cittadella)

lunedì 14 aprile 2008

Equiseto: crine di cavallo

Un giorno il diavolo osservando la grande varietà di fiori e piante che il Signore aveva creato, pensò che anche lui avrebbe potuto crearne una. Convinto che fosse cosa semplice, sfidò il Creatore dicendogli che presto ci sarebbe stato un nuovo germoglio che lui avrebbe creato. Dopo un solo giorno il Diavolo creò una piantina che somigliava ad un piccolo albero del bosco e si presentò al cospetto di Dio. La pianta non aveva foglie, ma aveva tanti piccoli ramoscelli che si infilavano gli uni negli altri. Come ara nella sua natura, il Diavolo non lavorò onestamente, ma per realizzare la sua creazione aveva unito parti di piante già esistenti. Il Signore si accorse dell'inganno, ma decise di lasciare ugualmente in vita quella cratura e donare così alla natura una nuova specie...

L'equiseto (Equisetum Arvense): questa pianta comparve su mamma Terra nel Carbonifero -300 milioni di anni fa- molto probabilmente servì da nutrimento ai dinosauri e popolò intere foreste con fusti alti fino a 30 mt. La successiva fossilizzazione portò alla formazione di carboni fossili. E' una pianta erbacea perenne con una lunga radice sotterranea. Non possiede vere e proprie foglie e, essendo una pianta Crittogama come le felci e i licopodi, non produce fiori, per cui la riproduzione avviene per mezzo di spore, che si formano nella spiga all'apice dei fusti sterili. Predilige terreni umidi. Cresce nelle radure e nelle praterie fino a 2000 mt di altezza, ma si può trovare anche nei boschi. Gli gnomi delle montagne, raccontano le leggende, lo impiegavano contro il deterioramento dei denti e contro le carie, ed infatti l'equiseto è un ottimo sbiancante per i denti. L'uso officinale dell'equiseto è fondato sulla sua ricchezza in sali minerali, che servono per reintegrare le riserve di calcio e in particolar modo di potassio. La fitoterapia moderna lo utilizza come potente diuretico mineralizzante, agendo sui glomeruli renali e permettendo l'eliminazione dei liquidi in eccesso. Inoltre è astringente per curare piaghe e ferite.
In passato l'equiseto era chiamato Rasparella, dal latino asper (ruvido, rugoso), ed infatti veniva utilizzato per lucidare i legni e i metalli proprio per la ruvidezza delle sue foglie dovuta alla notevole quantità di silice contenuta.

Fonte:Antonella Fornari ( CAI Calalzo di Cadore)

giovedì 27 marzo 2008

Jatropha curcas: l'energia verde dell'Africa

La Jatropha curcas è una pianta tropicale, originaria dei caraibi e diffusa dai mercanti portoghesi, che ha scarse esigenze colturali: riesce a crescere in terreni semi-aridi e in presenza di limitate precipitazioni (600 mm/anno). Le sue caratteristiche la rendono spesso impiegata in progetti di lotta alla desertificazione e all'erosione. I frutti della Jatropha non sono commestibili per l'uomo e per gli animali: per questo nei villaggi la pianta è spesso coltivata intorno ai campi come recinzioni e come siepi di difesa per proteggere le colture dagli animali. I semi ottenuti dal frutto sgusciato contengono un olio (intorno al 35% in peso) dalle caratteristiche tali da poter essere impiegato in generatori diesel piuttosto grezzi (ad esempio i Lister di fattura indiana) anche solamente dopo un processo di filtraggio, oppure come olio per l'illuminazione nelle lampade al posto del petrolio, dato che non emette fumi. Un altro utilizzo è la produzione di sapone al cherosene. Le emissioni sono a basso contenuto anidride carbonica e zero anidride solforosa. I residui della macinazione dei grani possono produrre metano o fertilizzante per i terreni. Le foglie sono caduche e hanno la capacità di arricchire il suolo come fertilizzante naturale, proteggendolo dalla desertificazione. La pianta contiene la jatrophina, che si ritiene abbia proprietà antitumorali. L'olio di Jatropha può essere impiegato anche per la produzione di Biodiesel attraverso un processo chimico di raffinazione, la Transesterificazione. Le suore vincenziane nel profondo sud della Tanzania, in un villaggio sperso nella foresta tropicale vicino al Mozambico, dicono: "noi l'energia ce la coltiviamo in giardino". Un ettaro coltivato a Jatropha produce circa 1900 litri di olio: la sua resa per ettero è quattro volte superiore a quella della soia e dieci volte maggiore di quella del mais.
L'india ha varato un piano per raggiungere l'indipendenza energetica entro il 2012 includendo la coltivazione di questa pianta su migliaia di ettari in questo Stato. Inoltre un'azienda inglese sta predisponendo coltivazioni di Jatropha in Indonesia, Zambia, Sud Africa, Swaziland, Filippine e Tailandia.

Pensiero personale: grazie mamma Terra per la Jatropha, ma ancora una volta mi sembra che l'uomo stia esagerando nello sfruttamento delle risorse di mamma Terra, eccedendo nelle applicazioni da farne. La mia paura è che a forza di correre dietro agli oli vegetali per fare energia, si stia compromettendo l'agricoltura mondiale a scopo alimentare. Si stanno sottraendo terreni alla produzione di cibo e inizio a temere una salita vertiginosa dei prezzi. A mio parere si sta correndo il rischio di incrementare la fame nel mondo.

martedì 4 marzo 2008

La farmacia di mamma Terra: il biancospino

Più terso, nel sole oggi, nel vento odi, tra profumi di viole, di candide salvie, frangersi su bianche di biancospini siepi spinose sono festoso d'antichi bronzi slegati.
(Franco Maria Castellani)

Il nome di questa pianta deriva dal latino "alba spina" ovvero "spina bianca": nel periodo della fioritura, infatti, la pianta appare bianca di piccole corolle, ma i suoi rami sono protetti da lunghe spine. Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq.) appartenente alla famiglia delle Rosacee è una pianta a portamento arbustivo o cespuglioso di orgine euroasiatica. E' largamente diffuso in tutta Italia dalla pianura alla montagna (quota 1500 mt). Si trova un pò ovunque, luoghi incolti, siepi, boschi, e in particolare predilige i terreni calcarei. Fiorisce tra aprile e maggio. Quelli che sembrano frutti, ovvero i pomi tondeggianti di colore rosso-bruno, in realtà sono falsi frutti, poichè nella loro polpa contengono 1 o 2 semi che sono i veri frutti della pianta.

I fiori e le foglie in infuso, in decotto o in tintura madre svolgono una fortissima azione sedativa e ansiolitica: infatti possono essere prescritti a chi soffre di insonnia e utilizzati come calmanti. Poichè i fiori posseggono proprietà vasodilatatrici, vengono usati anche nei disturbi del ritmo cardiaco: infatti regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco ed esercitano un'azione sedativa sugli ipertesi e gli arteriosclerotici. I frutti, ricchi di vitamina C, hanno proprietà antidiarroiche e astringenti. Ma non è tutto: durante il mese di novembre o nei mesi di febbraio-marzo si raccoglie la corteccia e la si fa seccare al sole. Facendo un decotto con corteccia, frutti e infuso di fiori si ottengono un ottimo colluttorio, che funge da antiinfiammatorio del cavo orale. Fiori e foglie possono essere applicati in dermatologia poichè esplicano un'azione astringente e rinormalizzante delle pelli grasse.

Curiosità: anticamente la polpa dei frutti del biancospino veniva mescolata alla farina per fare il pane e renderlo più morbido e saporito.
Grazie all'antica leggenda di Giuseppe di Arimatea (secondo la quale, giunto in Inghilterra aveva piantato il suo bastone che miracolosamente si trasformò in biancospino e accanto ad esso Giuseppe costruì la prima chiesa), in Inghilterra questa pianta era molto diffusa e utilizzata per cintare i campi: oggi purtroppo queste siepi sono quasi scomparse e sotituite da recinzioni in filo di ferro. Inoltre sembra che i ragazzi di campagna indicassero i biancospini con "bread and cheese" perchè ne mangiavano le giovani foglie dal caratteristico sapore di noce.

Nella tradizione pagana i romani avevano dedicato questa pianta alla dea Maia, casta e protettrice di maggio (da qui si ha la cristianizzazione e la consacrazione di questa pianta alla Madonna). Secondo i costumi latini in questo mese non ci spoteva sposare e se proprio lo si doveva fare, bisognava bruciare i rami della pianta per placare l'ira della dea.
I greci adornavano gli altari con questi rami durante i matrimoni.
La ninfa Carna possedeva un ramo di biancospino fiorito per scacciare i mali dalle soglie delle case: infatti la ninfa violata dal dio Giano ottenne in cambio della perdita della sua verginità la capacità di tutelare gli usci delle case. Ed ecco perchè greci e romani in segno di omaggio e augurio benevolo appendevano i rami di biancospino sugli usci delle case delle giovani spose.

Fonte: Marta Villa (CAI di Feltre)
Giorgio Batini "le radici delle piante"

giovedì 14 febbraio 2008

Il neem

Se vi dicessi che esiste un albero dalle tante virtù, mi credereste? Ebbene si, mamma Terra pensa proprio a tutto!
Questo albero esiste e si chiama Neem (Azadirachta indica). Si tratta di una latifoglia sempre verde appartenente alla famiglia delle Meliacee, la stessa di cui fanno parte gli alberi del mogano tanto per intendrci. E' originario della Birmania, ma ha delle caratteristiche tali da renderlo ideale anche per il rimboschimento in zone tropicali relativamente aride, come i suoli delle savane, in Africa.
Le caratteristiche principali?
1) Cresce rapidamente (circa 5 anni) fornendo copertura a territori disboscati;
2) Fornisce legna da ardere e legname da costruzione nelle zone aride;
3) Fornisce una sostanza alternativa da usare come pesticida naturale; infatti le sostanze chimiche presenti nelle foglie e nei semi funzionano come repellente e insetticida contro oltre 200 specie, comprese zanzare, coleotteri, blatte, locuste.
Miscelato con acqua, in rapporto mediamente di 1:100 (1 litro olio e 99 litri acqua) può essere nebulizzato (a basso volume e a sole calato, in quanto fotosensibile) su vaste superfici (come in agricoltura biologica) e su persone, animali ed i luoghi in cui si soggiorna, anche all ’aperto (giardini, siepi, piante, orti e frutteti). e si può usare anche per proteggere meglio i bambini, gli animali domestici e le persone più sensibili, basta aggiungere qualche goccia di olio di Neem ad una crema da spalmare sulle parti scoperte del corpo.
4)Può essere usato per curare infezioni batteriche, virali e fungine. Questa pianta cura così tante malattie che è stata soprannominata "la farmacia del villaggio".
Inoltre i suoi rametti vengono utilizzati come spazzolini asettici per la pulizia dei denti e il suo olio viene utilizzato come pasta dentifricia o saponetta.
L'olio di neem potete trovarlo in qualsiasi erboristeria ben rifornita.

NB: nonostante i suoi mille benefici, è chiaro che bisogna fare attenzione alla diffusione di questa specie nel mondo al di fuori di quello che è il suo areale originario. Se introdotta in altri ecosistemi, essa potrebbe diventare una pianta infestante ed impoverire la biodiversità locale a causa della sua rapida crescita e resistenza ai parassiti.

Quindi come al solito: mamma Terra ci da tutto, ma spetta a noi saperlo gestire ed utilizzare.