Il Fucino visto dallo spazio
Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.
Il caffè se inquina che piacere è?
E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.
La forza dell'uomo è nella verità
Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.
PIL:una misura di sviluppo?
Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?
lunedì 9 febbraio 2015
L'Italia che reagisce
martedì 6 marzo 2012
Caro Monti ti scrivo così mi distraggo un pò...
E siccome sei in buona compagnia, anche agli altri scriverò.
Al Governo tecnico, a Caselli, Manganelli, a Di Pace e Mortola,
ai politici dei grandi partiti
e a quei tanti giornalisti zelanti,
che non raccontano, ma commentano, le novità.
A tutti voi, un doveroso grazie perché proteggete gli italiani dai NO TAV e dalla loro deprimente ottusità.
I NO TAV protestano, dicono sempre di NO.
I NO TAV tirano sempre fuori la Corte dei Conti, che ha detto che la spesa per la Torino-Lione farà crescere enormemente il debito pubblico. E allora? E’ la crescita, no?! E poi voi avete spiegato al Paese che i soldi ce li danno le banche, che notoriamente sono enti benefici, come dimostrano i bellissimi calendari che regalano alla fine dell’anno.
Per convincerci che non dobbiamo dar credito ai NO TAV, avete usato due solide motivazioni tecniche: una valida per i valsusini, di natura tecnico-patologica (si tratta infatti di una sindrome) e una che si applica a quelli che vengono da fuori, di natura tecnico-sociologica.
Un onorevole esponente di tali amministratori, ad esempio, ha promesso al suo elettorato la realizzazione di una metropolitana per collegare Torino (ancora piuttosto malservita dalla propria metropolitana) e Giaveno, Comune propositivo posto a circa 30 km dal centro cittadino.
Il secondo tipo di NO TAV, quello che viene da fuori, ha connotazioni mitologiche e ipermatematiche:
mezzo anarchico, mezzo insurrezionalista (cioè che ha problemi endocrini) e per la terza metà antagonista (cioè con problemi della sfera sessuale). La terminologia inglese consente una designazione più rapida del fenomeno: black bloc, specie di Lego con mattoncini tutti neri, che in genere piacciono poco ai bambini, fatta eccezione per quelli destinati a diventare da grandi architetti o stilisti.
Questa seconda tipologia di NO TAV si caratterizza per gli atteggiamenti violenti. Colpiti dal lancio di
lacrimogeni, dalle manganellate e dai getti degli idranti, questi NO TAV indossano dei k-way, si coprono il volto (a volte addirittura ricorrono alle maschere antigas), lanciano pietre, sparano fuochi artificiali e si fanno spremute di limoni. Da tempo si sospetta che ricevano sostegno economico da parte della ditta Sanofi-Aventis, in relazione all’attività di sponsorizzazione del prodotto Maalox.
Applicando il metodo sperimentale, è stato purtroppo dimostrato che negli ultimi tempi ha avuto luogo
ibridazione fra i due tipi di NO TAV: sottoposti al test del lacrimogeno, vecchietti NO TAV valsusini sono stati visti coprirsi il volto e indossare maschere antigas. I NO TAV appartenenti alla frangia del movimento “Cattolici per la vita della valle” hanno manifestato forme di confusione recitando la Salve Regina; ora dicono: “a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrimogeni”.
Grazie a Dio, giornali, telegiornali e giornali radio hanno saputo dare il giusto peso all’infelice uscita del giovane squilibrato. Il mostro è stato sbattuto in prima pagina e in apertura dei servizi; sono state evocate le Brigate Rosse e si è finalmente definita la linea della tolleranza zero, che sarà anche il titolo di un prossimo programma televisivo di approfondimento politico, probabilmente condotto dal dottor Forbice.
Spero che basti, anche se, per sicurezza e stante la grande disponibilità di rotatorie stradali, spesso del tutto inutili, avrei preferito l’impiccagione del soggetto in una qualsiasi di queste.
La violenza, dunque, e la legalità violata. In proposito voglio rivolgere un grazie personale al capo della polizia Manganelli e al prefetto di Torino Di Pace. Insieme formano una coppia perfetta, assolutamente bipartisan: Manganelli di Pace.
Io c’ero, il 27 giugno 2011 alla Maddalena, e ho potuto verificare con i miei occhi come oltre 2000
rappresentanti delle forze dell’ordine abbiano saputo sgominare qualche centinaio di NO TAV che pure si trovava legalmente sul posto (in parte su terreni di proprietà e dopo aver pagato il plateatico per il
campeggio). Tutto questo, sostenuti solo da un’ordinanza prefettizia di dubbia legittimità e con il semplice lancio di poche centinaia di lacrimogeni al CS. Sparati anche nel bosco, in modo da costringere i ribelli, anziani compresi, a non poter tornare sull’unica strada presente e a dover fuggire risalendo i ripidi sentieri di versante. Ho visto nei filmati su Internet come le tende in cui avevano campeggiato i NO TAV siano state sapientemente tagliate, marcate con l’urina e le feci, e ho saputo che gli eroi dell’allora Ministro Maroni hanno distrutto libri, rubato soldi e scrupolosamente asportato la biancheria femminile, presumibilmente lasciata dagli anarchici in disordine. Precisi, così bisogna essere, precisi e ordinati.
Precisi sono stati anche quei finanzieri che hanno sputato, tirato pietre e sparato lacrimogeni dal viadotto Clarea direttamente sui manifestanti, decine di metri più in basso, il 3 luglio 2011. Prendevano bene la mira, quei bravi ragazzi, posso garantirlo perché l’ho visto, ma anche in questo caso ci sono foto e filmati.
Mi spiace che tali documenti non siano stati mostrati in tv, altrimenti tutti avrebbero potuto capire che se non è stato colpito un numero maggiore di manifestanti è stato solo per la distanza e non per mancanza di abilità dei tiratori. Zelanti operatori si muovono alla Maddalena. Come quelli che, il 27 febbraio scorso, hanno continuato a darsi da fare per piazzare recinzioni nonostante Luca Abbà abbia cercato di distrarli cadendo da un traliccio.
Un cretinetti, Luca Abbà, come ha scritto il Giornale mentre il demente stava in coma farmacologico al CTO di Torino. Bisogna riconoscerlo: il Giornale, a differenza di Marco Bruno (quello di “pecorella”), sa quali sono i toni e i termini appropriati alle situazioni.
E poi, vogliamo finalmente far sapere a quelle frange estremiste che rivendicano l’equità sociale chi
veramente la pratica? Questo cretinetti di Luca Abbà è uno dei proprietari dei terreni dove deve sorgere il cantiere; lui e gli altri NO TAV hanno infatti comprato tanti pezzi di terreno nella zona.
Operazioni di questo tipo dovrebbero aver luogo più frequentemente. Anche perché va evidenziato che il grosso del popolo NO TAV è fatto di anziani esagitati, che gravano sulle finanze dello Stato per via della pensione e sono i principali responsabili dell’intasamento dei Pronto Soccorso.
Un pensiero grato va inoltre alla gran parte dei giornalisti (le eccezioni non si sentano incluse). I NO TAV hanno lungamente manifestato in modo non violento, anche con scioperi della fame e della sete e persino stando aggrappati per giorni ad un albero, come ha fatto Turi Vaccaro. Ma voi vi siete sempre premurati di non far perder tempo, parlandone, agli italiani. Al massimo un rapido accenno dopo i cortei più partecipati e, sui programmi regionali, il coretto del trio Cota-Saitta-Fassino: “Ora si faccia l’opera”. Per circa 20 anni questi amministratori e quelli che li hanno preceduti hanno ripetuto lo stesso concetto, ed è stata questa la discussione con quella stragrande maggioranza dei valsusini contraria al TAV.
Tutta la mia solidarietà, infine, al procuratore Caselli. Ha ricevuto insulti e minacce e molti NO TAV se ne sono rammaricati. Si tratta di Caselli, un mito, e per questo della pericolosità degli individui arrestati nessuno può dubitare: non importa che venga detto cosa hanno fatto, è una questione di fede.
I NO TAV chiedono a Caselli perché non siano stati arrestati gli agenti delle forze dell’ordine responsabili di aver violato le regole di ingaggio, ad esempio sparando lacrimogeni ad altezza d’uomo.
Ma davvero i NO TAV non riescono a capire? A quegli agenti mica è stato dato l’encomio, no? L’encomio, infatti, si dà a quelli che fanno il loro dovere e, se glielo si dà, tutti dovrebbero capire che si tratta di eccezioni e che il modo di punire gli altri consiste nel non congratularsi con loro.
Elena Patriarca, anni 51, moderata, non valsusina, ma contribuente italiana (biologa, libero
professionista). Soprattutto, riconoscente per il TAV, per il fatto che ci abbiate spiegato che di una
questione di ordine pubblico si tratta, benché presto ci fornirete un’analisi tecnica dei costi/benefici
dell’opera di cui, se tanto mi dà tanto, ecco un’anticipazione:
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce,
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare,
mentre i sordi già lo fanno.
(Grata, questa volta sinceramente, a Lucio Dalla).
domenica 27 dicembre 2009
Eroe dell'anno 2009
venerdì 11 settembre 2009
Vogliono rimuovere la targa in memoria di Peppino Impastato
Un giorno Peppino si è svegliato dall'illusione e dalla falsità in cui lo avevano fatto crescere, ha inizato a camminare da solo con i suoi piedi e dopo soli "cento passi" è riuscito a trascinare con sè migliaia di giovani, con i quali ha denunciato i mali di una società corrotta, e la necessità di credere in un mondo diverso, nel quale essere loro stessi una ventata fresca di aria pulita. Lo hanno ucciso, hanno pensato che così avrebbe taciuto per sempre, ma ormai i semi erano stati gettati, e i semi hanno dato il loro frutto: con la sua storia Peppino continua a raccontare e a spronare tutti a compiere i nostri cento passi verso un futuro diverso, diverso per noi, e per chi verrà dopo di noi....Ora hanno deciso di azzittire Peppino per una seconda volta: vogliono rimuovere una targa in memoria di Peppino.....la memoria fa davvero così paura?
Fonte: http://www.corriere.it/pol
http://www.facebook.com/no
Al Sig. Sindaco Cristiano Aldegani e p.c. a tutto il Consiglio Comunale di Ponteranica.
Ill.mo sig. sindaco Aldegani, sono una ragazza di 26 anni e scrivo dalla provincia di Messina, precisamente da Villafranca T., luogo tristemente noto per l’uccisione mafiosa, nel 1985, di una ragazza di 17 anni. Io non so cosa La spinga ad essere intollerante nei confronti di un giovane ucciso dalla mafia perché coraggioso, libero e onesto, ma La invito a rivedere le Sue posizioni in quanto la figura che fa fare ai suoi concittadini di fronte all’intero Paese è veramente deprimente… anche se, mi rendo conto che loro stessi, eleggendo un sindaco leghista, non è che si vogliano un gran bene. Il fatto che Lei abbia provato ad utilizzare la procedura d’urgenza per rimuovere una targa dedicata a Peppino Impastato mi fa molto riflettere. O Lei non conosce la storia della sua gloriosa Nazione (che oggi, purtroppo, non è basata sul lavoro bensì sul sangue versato da centinaia di innocenti) o la nega vivendo in chissà quali strambe fantasie. O forse, semplicemente, non ha alcun rispetto per i NOSTRI morti. Io, ad ogni modo, ci tengo a sottolineare il mio SDEGNO per un atto razzista e privo di logica. Lo so, la mia parola di povera siciliana stupida, bigotta e analfabeta non vale nulla per Lei… immagino che anzi dopo aver letto questo messaggio si andrà a far disinfettare. Mi creda, non vorrei essere costretta a dirlo, ma io La compatisco. Peppino Impastato, come tutte le altre vittime innocenti morte per mano mafiosa, merita ben altri “palcoscenici” che non un luogo dove le targhe commemorative vengono affisse e rimosse con cotanta tracotanza. Per questo motivo La ringrazio di aver risparmiato a Peppino ulteriori sofferenze. Distinti saluti o, per meglio dire, d’istinti saluti. Valeria Bonanno
Anche io ho inviato la mia email di protesta, forse meno diplomatica di Valeria, ma tanto tanto affranta e delusa:
Con la presente intendo unirmi al coro di protesta contro la rimozione della targa dedicata a Peppino Impastato. Questo è un gesto che vi fa disonore e vergogna non solo come politici, ma soprattutto come uomini. State offendendo la dignità della vita umana, il valore profondo della Giustizia nonché la memoria di grandi uomini come Impastato, Borsellino e Falcone. Se il vostro problema come giunta comunale si riduce a dover infangare la memoria di un uomo e di ciò che esso rappresenta per i giovani del Paese e per tutti gli onesti che credono in un mondo migliore, lontano dai ricatti e dalla paura, allora credo che non siate in grado di ricoprire il ruolo che occupate. Ci sono problemi seri e veri per i quali lavorare, la disoccupazione, la mancanza di acqua, l’aiuto alle famiglie, iniziate a lavorare davvero e smettete di giocare a smembrare il nostro Paese e la nostra storia. Dall’Abruzzo Sefora Inzaghi
Inviteri tutti voi a divulgare questa notizia attraverso le email o pubblicandola sui vostri blog, ma sopratutto vi invito a manifestare contro questa giunta comunale inviando loro la vostra email di protesta al seguente indirizzo: info@comune.ponteranica.bg.it
giovedì 10 settembre 2009
Lettera al Presidente della Repubblica
Caro Presidente,le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l’hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”.
Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.
E’ vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l’inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po’ più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno.
Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.
Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E’ poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.
Ma sulla strada che dall’Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E’ il Piano C.A.S.E. voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell’istituzione Governo, convertito in legge dall’istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell’istituzione Regione Abruzzo e con l’avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell’Aquila. E questa è tutta un’altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.
Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.
Così 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel’hanno detto? CONTINUA...........
domenica 10 febbraio 2008
Marion Stoddart
Ecco come una comunità attraverso la valorizzazione del proprio territorio può crescere anche da un punto di vista economico. Ritengo necessario toglierci dagli occhi la benda che non ci consente di vedere quello che mamma Terra ci offre. Ci affanniamo nella disperata ricerca di ricchezza e benessere e invece non ci rendiamo conto che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per progredire ci è già stato fornito: è lì da migliaia di anni, dobbiamo solo avere l'accortezza e l'intelligenza di saperlo vedere e valorizzare. Questo a parere mio è un bell'esempio di sviluppo sostenibile.







