Il Fucino visto dallo spazio
Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.
Il caffè se inquina che piacere è?
E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.
La forza dell'uomo è nella verità
Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.
PIL:una misura di sviluppo?
Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?
martedì 22 gennaio 2013
Partecipazione e trasparenza
lunedì 17 dicembre 2012
Discarica: maggiori benefici per il comprensorio marsicano?
Partendo dal presupposto che il sistema di raccolta differenziata ad Avezzano così come concepito e attualmente messo in atto, (ma questo è solo un mio modesto parere), rappresenta una sconfitta sia sul piano economico che su quello ambientale, oserei sottolineare che esso non incarna assolutamente l’idea di benessere di un territorio.
Lo scopo principale di una raccolta differenziata è quello di avere quali conferimenti finali di stoccaggio non la discarica, ma bensì altre e più idonee tipologie impiantistiche: l’umido presso impianti di compostaggio, la carta presso le cartiere, la plastica, il vetro e l’alluminio presso impianti di selezione e trasformazione e così via. E’ chiaro che tutto ciò che di “non riciclabile” resta rappresenta la percentuale minima di rifiuto e certamente si potrebbe arrivare a parlare di un idoneo sito di stoccaggio (dopo opportuno trattamento), sito che ahimè non è di certo rappresentato dalla discarica di Valle dei fiori né tanto meno da qualsiasi proposta fin’ora fatta su questo territorio marsicano.
Mi rendo conto che investire in centri di raccolta, recupero e riciclo è troppo complicato, creare occupazione è troppo complicato, così come troppo complicato è premiare moralmente ed economicamente il cittadino virtuoso che differenzia il suo rifiuto, o ancora più complicato è pensare che i soldi guadagnati dalla differenziata possano appartenere ad un comune e su quel comune essere reinvestiti…certo questa è davvero fantascienza! Molto più semplice continuare con la cara, vecchia e fallimentare gestione.
Lo scrissi in un precedente post e qui lo ripeto, c’è chi trae profitto da ogni singolo sacchetto di immondizia che noi produciamo e ha tutto l'interesse a lasciare le cose così come stanno.
E intanto nell’attesa che qualcuno abbia davvero intenzione di proporre azioni concrete, durature a favore del territorio marsicano, che aiutino a debellare anche la piaga delle discariche abusive nelle strade e nei campi concludo il mio post: c’è Benigni in tv.
domenica 2 dicembre 2012
Centrali a biomasse: NO se l'aria è ai limiti
Di Melissa Di Sano
domenica 16 settembre 2012
Essere parte del problema o della soluzione?
C'è stato un bellissimo incontro ieri pomeriggio a Trasacco: l'associazione Aravinda coinvolgendo il il WWF Marsica e il Comitato Marsicano NO PowerCrop, ha aderito al progetto "Sporchi da morire" invitando il dott. Stefano Montanari qui nella nostra bella Marsica e proiettando il suo film a cui è seguito un dialogo profondo e illuminante tra il dott. Montanari e i presenti in sala.
"Dove mettiamo tutti questi rifiuti?". Bhè dopo aver visto Sporchi da morire posso dirvi con fermezza e profonda convinzione che la risposta non esiste, per il semplice fatto che è la domanda ad essere sbagliata!
Perché produciamo tanti rifiuti? Perché abbiamo bisogno di prodotti e servizi che a loro volta producono sostanze nocive? Perché l'Industria non può cambiare i metodi di produzione in modo da produrre meno rifiuti? Perché la Politica non interviene? Queste sono le domande giuste da fare, e solo quando inizieremo a porcele avremo le risposte che portano alla prevenzione anziché al controllo dell'inquinamento, alla riduzione invece che alla gestione dei rifiuti.
mercoledì 21 marzo 2012
World Water Day - Giornata Mondiale dell'Acqua
Eppure ancora oggi per milioni di persone l'impossibilità di accedere in modo adeguata alle risorse idriche ne mette in discussione l'esistenza stessa, impedendo inoltre ogni forma di sviluppo e di progresso.
E' a causa di questa sua ridotta disponibilità che l'acqua si appresta a diventare l'oro blu, l'affare del ventunesimo secolo e lo sanno bene le multinazionali e i governi per i quali l'acqua è prima di tutto un bene commerciabile, tanto che assistiamo a continui tentativi di privatizzazione di questo bene e all'acquisto da parte dei grossi gruppi di fonti e sorgenti in tutto il mondo.
Diviene fondamentale un cambiamento radicale di cultura, tendenza e giurisprudenza: garantire l'accesso all'acqua per tutti, specie nei Paesi più poveri, diventa in questo scenario di sprechi e sfruttamenti un compito piuttosto difficile, ma non impossibile, ciò richiede prima di tutto il cambiamento di costume da parte dei governi e dei singoli individui, cioè noi, e ciò sarà possibile solo partendo dall'assunto inderogabile che l'acqua è un bene di tutti e la possibilità di accedervi un diritto e non un privilegio acquisibile.
domenica 11 marzo 2012
Land up Take
Fino ad ora sono state analizzate 11 Regioni, tra cui l'Abruzzo, e i dati disponibili sull'intero territorio nazionale ci dicono che ogni giorno la Cementificazione "ruba" circa 75 ettari di suolo (pari a circa 100 campi da calcio per intenderci), questo vuol dire che fra 20 anni avremo 600 mila ettari di cemento in più e suolo fertile in meno.
All'inizio del post ho usato il verbo "subire", credo che si adatti perfettamente al tema dato che a causa di interessi personali, i governi si ritrovano a compiere scelte "scellerate" che inevitabilmente ricadono sulla testa dei cittadini, basti pensare alle acque che qualche tempo fa hanno inghiottito Genova, una tragedia che poteva essere evitata se invece di cementificare, canalizzare e tombare i corsi d'acqua, si fosse lasciato spazio alla loro natura.
Ma non serve guardare così lontano per rendersi conto del futuro che ci stanno rifilando; In Abruzzo il Governo Regionale sta decidendo a favore di inceneritori, di centri di estrazione petrolifera, di eliminazione e ri-perimetrazione di aree verdi come la Riserva Naturale del Borsacchio e il Parco Sirente-Velino e tutto questo perché ci sono speculazioni edilizie da favorire e speculatori da accontentare.
Ciò che dobbiamo comprendere è che l'uso irrazionale del suolo può portare a cambiamenti profondi degli equilibri instaurati in natura. Le politiche di difesa ambientale ed economiche devono tenerne conto e non possono prescindere da un'attenta gestione e tutela della risorsa suolo; nel nostro Paese non manca la legislazione in materia di tutela e pianificazione, ciò che manca è la cultura e la consapevolezza che è solo attraverso la salvaguardia ambientale che si costruiscono economie solide e benessere diffuso.
martedì 6 marzo 2012
Caro Monti ti scrivo così mi distraggo un pò...
E siccome sei in buona compagnia, anche agli altri scriverò.
Al Governo tecnico, a Caselli, Manganelli, a Di Pace e Mortola,
ai politici dei grandi partiti
e a quei tanti giornalisti zelanti,
che non raccontano, ma commentano, le novità.
A tutti voi, un doveroso grazie perché proteggete gli italiani dai NO TAV e dalla loro deprimente ottusità.
I NO TAV protestano, dicono sempre di NO.
I NO TAV tirano sempre fuori la Corte dei Conti, che ha detto che la spesa per la Torino-Lione farà crescere enormemente il debito pubblico. E allora? E’ la crescita, no?! E poi voi avete spiegato al Paese che i soldi ce li danno le banche, che notoriamente sono enti benefici, come dimostrano i bellissimi calendari che regalano alla fine dell’anno.
Per convincerci che non dobbiamo dar credito ai NO TAV, avete usato due solide motivazioni tecniche: una valida per i valsusini, di natura tecnico-patologica (si tratta infatti di una sindrome) e una che si applica a quelli che vengono da fuori, di natura tecnico-sociologica.
Un onorevole esponente di tali amministratori, ad esempio, ha promesso al suo elettorato la realizzazione di una metropolitana per collegare Torino (ancora piuttosto malservita dalla propria metropolitana) e Giaveno, Comune propositivo posto a circa 30 km dal centro cittadino.
Il secondo tipo di NO TAV, quello che viene da fuori, ha connotazioni mitologiche e ipermatematiche:
mezzo anarchico, mezzo insurrezionalista (cioè che ha problemi endocrini) e per la terza metà antagonista (cioè con problemi della sfera sessuale). La terminologia inglese consente una designazione più rapida del fenomeno: black bloc, specie di Lego con mattoncini tutti neri, che in genere piacciono poco ai bambini, fatta eccezione per quelli destinati a diventare da grandi architetti o stilisti.
Questa seconda tipologia di NO TAV si caratterizza per gli atteggiamenti violenti. Colpiti dal lancio di
lacrimogeni, dalle manganellate e dai getti degli idranti, questi NO TAV indossano dei k-way, si coprono il volto (a volte addirittura ricorrono alle maschere antigas), lanciano pietre, sparano fuochi artificiali e si fanno spremute di limoni. Da tempo si sospetta che ricevano sostegno economico da parte della ditta Sanofi-Aventis, in relazione all’attività di sponsorizzazione del prodotto Maalox.
Applicando il metodo sperimentale, è stato purtroppo dimostrato che negli ultimi tempi ha avuto luogo
ibridazione fra i due tipi di NO TAV: sottoposti al test del lacrimogeno, vecchietti NO TAV valsusini sono stati visti coprirsi il volto e indossare maschere antigas. I NO TAV appartenenti alla frangia del movimento “Cattolici per la vita della valle” hanno manifestato forme di confusione recitando la Salve Regina; ora dicono: “a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrimogeni”.
Grazie a Dio, giornali, telegiornali e giornali radio hanno saputo dare il giusto peso all’infelice uscita del giovane squilibrato. Il mostro è stato sbattuto in prima pagina e in apertura dei servizi; sono state evocate le Brigate Rosse e si è finalmente definita la linea della tolleranza zero, che sarà anche il titolo di un prossimo programma televisivo di approfondimento politico, probabilmente condotto dal dottor Forbice.
Spero che basti, anche se, per sicurezza e stante la grande disponibilità di rotatorie stradali, spesso del tutto inutili, avrei preferito l’impiccagione del soggetto in una qualsiasi di queste.
La violenza, dunque, e la legalità violata. In proposito voglio rivolgere un grazie personale al capo della polizia Manganelli e al prefetto di Torino Di Pace. Insieme formano una coppia perfetta, assolutamente bipartisan: Manganelli di Pace.
Io c’ero, il 27 giugno 2011 alla Maddalena, e ho potuto verificare con i miei occhi come oltre 2000
rappresentanti delle forze dell’ordine abbiano saputo sgominare qualche centinaio di NO TAV che pure si trovava legalmente sul posto (in parte su terreni di proprietà e dopo aver pagato il plateatico per il
campeggio). Tutto questo, sostenuti solo da un’ordinanza prefettizia di dubbia legittimità e con il semplice lancio di poche centinaia di lacrimogeni al CS. Sparati anche nel bosco, in modo da costringere i ribelli, anziani compresi, a non poter tornare sull’unica strada presente e a dover fuggire risalendo i ripidi sentieri di versante. Ho visto nei filmati su Internet come le tende in cui avevano campeggiato i NO TAV siano state sapientemente tagliate, marcate con l’urina e le feci, e ho saputo che gli eroi dell’allora Ministro Maroni hanno distrutto libri, rubato soldi e scrupolosamente asportato la biancheria femminile, presumibilmente lasciata dagli anarchici in disordine. Precisi, così bisogna essere, precisi e ordinati.
Precisi sono stati anche quei finanzieri che hanno sputato, tirato pietre e sparato lacrimogeni dal viadotto Clarea direttamente sui manifestanti, decine di metri più in basso, il 3 luglio 2011. Prendevano bene la mira, quei bravi ragazzi, posso garantirlo perché l’ho visto, ma anche in questo caso ci sono foto e filmati.
Mi spiace che tali documenti non siano stati mostrati in tv, altrimenti tutti avrebbero potuto capire che se non è stato colpito un numero maggiore di manifestanti è stato solo per la distanza e non per mancanza di abilità dei tiratori. Zelanti operatori si muovono alla Maddalena. Come quelli che, il 27 febbraio scorso, hanno continuato a darsi da fare per piazzare recinzioni nonostante Luca Abbà abbia cercato di distrarli cadendo da un traliccio.
Un cretinetti, Luca Abbà, come ha scritto il Giornale mentre il demente stava in coma farmacologico al CTO di Torino. Bisogna riconoscerlo: il Giornale, a differenza di Marco Bruno (quello di “pecorella”), sa quali sono i toni e i termini appropriati alle situazioni.
E poi, vogliamo finalmente far sapere a quelle frange estremiste che rivendicano l’equità sociale chi
veramente la pratica? Questo cretinetti di Luca Abbà è uno dei proprietari dei terreni dove deve sorgere il cantiere; lui e gli altri NO TAV hanno infatti comprato tanti pezzi di terreno nella zona.
Operazioni di questo tipo dovrebbero aver luogo più frequentemente. Anche perché va evidenziato che il grosso del popolo NO TAV è fatto di anziani esagitati, che gravano sulle finanze dello Stato per via della pensione e sono i principali responsabili dell’intasamento dei Pronto Soccorso.
Un pensiero grato va inoltre alla gran parte dei giornalisti (le eccezioni non si sentano incluse). I NO TAV hanno lungamente manifestato in modo non violento, anche con scioperi della fame e della sete e persino stando aggrappati per giorni ad un albero, come ha fatto Turi Vaccaro. Ma voi vi siete sempre premurati di non far perder tempo, parlandone, agli italiani. Al massimo un rapido accenno dopo i cortei più partecipati e, sui programmi regionali, il coretto del trio Cota-Saitta-Fassino: “Ora si faccia l’opera”. Per circa 20 anni questi amministratori e quelli che li hanno preceduti hanno ripetuto lo stesso concetto, ed è stata questa la discussione con quella stragrande maggioranza dei valsusini contraria al TAV.
Tutta la mia solidarietà, infine, al procuratore Caselli. Ha ricevuto insulti e minacce e molti NO TAV se ne sono rammaricati. Si tratta di Caselli, un mito, e per questo della pericolosità degli individui arrestati nessuno può dubitare: non importa che venga detto cosa hanno fatto, è una questione di fede.
I NO TAV chiedono a Caselli perché non siano stati arrestati gli agenti delle forze dell’ordine responsabili di aver violato le regole di ingaggio, ad esempio sparando lacrimogeni ad altezza d’uomo.
Ma davvero i NO TAV non riescono a capire? A quegli agenti mica è stato dato l’encomio, no? L’encomio, infatti, si dà a quelli che fanno il loro dovere e, se glielo si dà, tutti dovrebbero capire che si tratta di eccezioni e che il modo di punire gli altri consiste nel non congratularsi con loro.
Elena Patriarca, anni 51, moderata, non valsusina, ma contribuente italiana (biologa, libero
professionista). Soprattutto, riconoscente per il TAV, per il fatto che ci abbiate spiegato che di una
questione di ordine pubblico si tratta, benché presto ci fornirete un’analisi tecnica dei costi/benefici
dell’opera di cui, se tanto mi dà tanto, ecco un’anticipazione:
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce,
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare,
mentre i sordi già lo fanno.
(Grata, questa volta sinceramente, a Lucio Dalla).










