Il Fucino visto dallo spazio

Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.

Il caffè se inquina che piacere è?

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.

La forza dell'uomo è nella verità

Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.

PIL:una misura di sviluppo?

Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?

domenica 19 maggio 2013

Una zappa ci salverà

"Una zappa ci salverà", è il meraviglioso monologo con cui l'attore Alberto Santucci del Teatro Lanciavicchio ha aperto l'inaugurazione del progetto "Tasche vuote".


Nasce a San Sebastiano dei Marsi il primo orto sinergico all’interno dell’area del Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise. Si tratta del Progetto “Tasche vuote” portato avanti dalla giovane associazione “La Terra di Loe”, un'associazione culturale nata con l'obiettivo di intervenire attivamente nella costruzione di un nuovo sistema sociale, fondato sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla condivisione di obiettivi, saperi ed esperienze.

Per chi se lo stesse chiedendo l' orto sinergico nasce dall’esigenza di creare una coltura permanente, eterna, equilibrata, inesauribile, non consumistica, il cui motore è la biodiversità. Portare avanti questa pratica agricola vuol dire concepire la vita in termini di reti, flussi e cicli naturali, concetti questi che hanno sempre fatto parte dell’uomo, dell’antica saggezza, della sapienza di tradizioni spirituali come quelle dei nativi d’America, della tradizione buddista e di quella cristiana.
Purtroppo gran parte di questa saggezza l’abbiamo persa durante il recente periodo dell’era industriale, nel quale assistiamo continuamente al conflitto tra ecologia e sistemi economici dell’industria del consumo. La radice del problema è la nostra ossessione per una crescita economica senza limiti e per questo abbiamo iniziato a  fagocitare i sistemi naturali convinti che questi fossero eterni e sempre disponibili e pensando di creare benessere stiamo invece lentamente andando verso la povertà: economica, ecologica, morale e sociale. 

Nonostante il mercato tenti di nasconderlo è sempre più evidente che ci troviamo di fronte alla sfida di creare comunità ecologicamente sostenibili, e devo dire che visitando l’Orto della Terra di Loe i ragazzi hanno raccolto la sfida in modo profondo e consapevole. A loro appartiene la consapevolezza che ogni organismo, pianta, microrganismo e anche l’essere umano fanno parte di quella rete di relazioni che continuamente supporta la vita e  data l’importanza basilare del terreno vivo, è fondamentale  conservare l’integrità dei grandi cicli ecologici nelle nostre pratiche agricole.

E c’è un altro aspetto da considerare, non meno importante, lo facevo notare proprio ieri lì nella terra di Loe: la natura è un enorme e complesso sistema cooperante, l’orto sinergico è un sistema cooperante dove ogni organismo ha la sua funzione, il suo ruolo ecologico, così come i ragazzi della terra di Loe nel portare avanti questo progetto hanno cooperato insieme ognuno con il proprio compito, ognuno con la propria abilità, ognuno con le proprie energie, ognuno con un suo ruolo ben definito, scoprendo il senso di comunità e di appartenenza ad un luogo. "I luoghi"- scrive David W. Orr - "sono laboratori di diversità e complessità dove si mescolano funzioni sociali e processi naturali".

Ieri alcuni bambini hanno piantato pomodori, mais, peperoni nella terra di Loe; sono convinta  che giocare con la Terra e stare nell'orto per i piccoli sia qualcosa di magico: li ho osservati e ho pensato che la scuola italiana dovrebbe svecchiarsi e introdurre gli "orti scolastici" fra i propri percorsi educativi, sarebbe l'occasione per i bambini  di imparare la scienza direttamente sul campo,  e il modo migliore per diventare ecologicamente formati e quindi in grado di contribuire  a costruire un futuro sostenibile.
info: La terra di Loe (pagina facebook) tel 393 709 6041

mercoledì 13 febbraio 2013

Reverse Vending: Ia ricchezza del rifiuto

"Ma se la bottiglia di plastica che avete in macchina valesse del denaro, la gettereste fuori dal finestrino?". Andrea Brandini è convinto di no, ed io credo proprio che lui abbia ragione da vendere.
Ci presenta così il suo servizio sul Reverse Vending un metodo alternativo alla classica raccolta differenziata basato sull'incentivo economico che dà la possibilità ai cittadini di conferire determinati rifiuti in apposite macchine che riconoscono e separano i materiali tramite la lettura di un codice a barre.

In breve si tratta di rivendere i rifiuti di plastica, lattine e vetro che noi produciamo riconsegnandoli presso supermercati bar e ristoranti. In Europa è diffusissimo, in Italia poco o nulla.

Ma non vi dico altro, lascio la parola ad Andrea:

sabato 9 febbraio 2013

Cani randagi: colpa delle piste ciclabili


Ad Avezzano due coniugi vengono aggrediti da cani randagi. Una notizia questa che non fa certo piacere leggere e che desta preoccupazioni ben motivate, ma ancora più preoccupante per chi legge (e in questo caso la sottoscritta), è constatare come certi giornali, in questo caso "IL Messaggero", strumentalizzino una notizia che parla di cani randagi per attaccare volutamente e screditare gratuitamente quelle associazioni che si battono sul territorio per creare anche ad Avezzano un modello di città virtuosa, tra l'altro previsto per legge, in grado a sua volta di portare ad un nuovo stile di vita più sostenibile e sano.

Quello che invece di sano non c'è in questa città sembrerebbe essere proprio l'informazione pubblica, la cui principale preoccupazione non è quella di mettere in risalto e denunciare la mancata omissione di soccorso da parte dei Vigili Urbani di Avezzano (gesto per il quale ci auguriamo di cuore che il Sindaco di Pangrazio prenda seri provvedimenti), ma piuttosto screditare le cosidette "associazioni ambientaliste".

Per chi non lo sapesse, i due cittadini in pericolo chiamando la Polizia Municipale in cerca di aiuto si sono sentiti rifiutare l'intervento con un "non è una nostra responsabilità". Ma la cattiva informazione invece di denunciare questo aspetto ha saputo solo concludere un articoletto con un "Ma i cani randagi chi li cura? Le associazioni che predicano una città più vivibile e la dismissione delle auto a favore delle piste ciclabili?". Forse il giornalista non lo sa, e allora è mia premura portarlo a conoscenza, che determinati servizi rientrano nella normale amministrazione di un comune.

Ad Avezzano succedono cose strane davvero! C'è chi elogia e ringrazia un servizio di rifiuti  che paghiamo per intero, ma che per intero ancora non è, c'è chi lancia la proposta del "cittadino spione", al quale in premio vengono ridotte le tasse, chissà dopo questo episodio ci verrà proposto anche che se il cittadino si mette a fare servizio di pronto intervento o l'accalappiacani magari gli si fa uno sconto sulle bollette dell'acqua. L'acqua...un altro tasto dolente per questa città, chissà forse anche la Mala-gestione del CAM è tutta colpa di queste cattive associazioni ambientaliste che vogliono la pista ciclabile.
Eh lo diceva mia nonna "Qua se sta a revotecà je munne!"

martedì 22 gennaio 2013

Partecipazione e trasparenza

Venne firmata ad Arhus dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri nel 1998, ed entrò in vigore nel 2001. Si tratta di un  documento che consente un maggior coinvolgimento e partecipazione dei cittadini nelle questioni di tipo ambientale, troppo spesso lasciate in mano a figure che dall'ambiente vogliono trarre solo un mero profitto personale. 

Ma il benessere e la salvaguardia dei territori parte da noi, noi che ci sentiamo troppo spesso "Orfani di partecipazione"  abbiamo invece le possibilità e gli strumenti attraverso i quali esercitare diritti (e doveri) attraverso i quali migliorare e la protezione dell'ambiente. 

lunedì 17 dicembre 2012

Discarica: maggiori benefici per il comprensorio marsicano?



Ho appreso dai giornali locali della nomina dell’Avv. Roberto Verdecchia ad assessore all’ambiente per il  comune di Avezzano e sempre sugli stessi giornali ho avuto modo di leggere il testo integrale delle “linee guida” fissate dal neo assessore per sviluppare – e cito testualmente - maggiori benefici per la città di Avezzano e per il bene del comprensorio marsicano, (potete leggerle anche voi a questo link).
Pur congratulandomi con l'avvocato Verdecchia per la sua nomina, mi trovo, dopo attenta lettura (ripetuta più e più volte), a dover constatare con sommo sgomento  che  l’analisi costi- benefici (benefici per chi? Se è lecito chiedere)  fatta dal neo-assessore, mettendo in relazione la mancata realizzazione della  tanto discussa discarica di Valle dei Fiori e la raccolta differenziata partita con ritardo nel comune di Avezzano, rappresenti ancora una volta la fallimentare idea di gestione di un territorio: il nostro.

Secondo il neo assessore all'ambiente “Se da una parte con la percentuale della differenziata del porta a porta si abbatterebbe l’ecotassa (che i cittadini pagano per il mancato raggiungimento della percentuale di rifiuti differenziati), con la mancata realizzazione della discarica di Valle dei Fiori si ritornerebbe indietro, visto che i conferimenti finali di stoccaggio dei prodotti lavorati, rimarrebbero inalterati quale sede finale, stante l’esistenza delle discariche ove oggi conferiamo e con la loro prossima chiusura si rischierebbe nuovamente l’aumento della tarsu futura tares nei confronti dei cittadini in modo deleterio per le loro tasche..”

Partendo dal presupposto che il sistema di raccolta differenziata ad Avezzano così come concepito e attualmente messo in atto, (ma questo è solo un mio modesto parere), rappresenta una sconfitta sia sul piano economico che su quello ambientale, oserei sottolineare che esso non incarna assolutamente l’idea di benessere di un territorio.
Lo scopo principale di una raccolta differenziata è quello di avere quali conferimenti finali di stoccaggio non la discarica, ma bensì altre e più idonee tipologie impiantistiche: l’umido presso impianti di compostaggio, la carta presso le cartiere, la plastica, il vetro e l’alluminio presso impianti di selezione e trasformazione e così via. E’ chiaro che tutto ciò che di “non riciclabile” resta rappresenta la percentuale minima di rifiuto e certamente si potrebbe arrivare a parlare di un idoneo sito di stoccaggio (dopo opportuno trattamento), sito che ahimè non è di certo rappresentato dalla discarica di Valle dei fiori né tanto meno da qualsiasi proposta fin’ora fatta su questo territorio marsicano.

Mi rendo conto che investire in centri di raccolta, recupero e riciclo è troppo complicato, creare occupazione è troppo complicato, così come troppo complicato è premiare moralmente ed economicamente  il cittadino virtuoso che differenzia il suo rifiuto, o ancora più complicato è pensare che i soldi guadagnati dalla differenziata possano appartenere ad un comune e su quel comune essere reinvestiti…certo questa è davvero fantascienza! Molto più semplice continuare con la cara, vecchia e fallimentare gestione.

Lo scrissi in un precedente post e qui lo ripeto, c’è chi trae profitto da ogni singolo sacchetto di immondizia che noi produciamo e ha tutto l'interesse a lasciare le cose così come stanno.
E intanto nell’attesa che qualcuno abbia davvero intenzione di proporre azioni concrete, durature a favore del territorio marsicano, che aiutino a debellare anche la piaga delle discariche abusive nelle strade e nei campi concludo il mio post: c’è Benigni in tv.

domenica 2 dicembre 2012

Centrali a biomasse: NO se l'aria è ai limiti


Di Melissa Di Sano

No alla centrale a biomasse in una zona dove la qualità dell’aria è «quasi ai limiti». Lo dice il Tar del Piemonte con la sentenza 219 del 2011, con cui boccia il ricorso di una società contro gli enti che gli hanno bocciato il progetto. I giudici, affermando l’incompatibilità dell’opera con la qualità dell’aria, chiariscono un punto importante riferendosi alla conferenza regionale dei servizi che autorizza nuovi insediamenti e concede i rinnovi delle autorizzazioni ambientali. La questione investe da vicino la città di Pescara. È appena stata avviata infatti la centrale a biomasse Fater. Un impianto di potenza pari a circa 9 megawatt, autorizzato dalla conferenza regionale dei servizi nel 2009, con il benestare di 13 enti tra cui Comune di Pescara, Asl e Arta. E poi, nell’ottobre del 2010 è arrivata la seconda autorizzazione per consentire un aumento di megawatt. Una doppia autorizzazione concessa quando Pescara era già considerata area di risanamento per la cattiva qualità dell’aria.

Proprio in questi giorni, sul tavolo della conferenza dei servizi c’è un altro caso da valutare. Si tratta della richiesta di rinnovo dell’autorizzazione ambientale integrata (AIA) presentata dalla società Sacci, proprietaria del cementificio di via Raiale. Secondo la sentenza del Tar piemontese, è stato corretto l’atteggiamento della conferenza dei servizi che ha bocciato la realizzazione della centrale nel comune di Castagnole delle Lanze. «La valutazione del progetto di un impianto di produzione di energia elettrica da fonti di energia rinnovabile», si legge nella sentenza, «in sede di conferenza dei servizi, correttamente non tiene in unica e unilaterale considerazione la promozione dello sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile avulsa da ogni altro aspetto, dovendosi necessariamente far carico», continuano i giudici del Tar, «in un’ottica di bilancio ambientale positivo della complessiva compatibilità dell’opera con plurime esigenze quali ad esempio quella di tutela della qualità dell’aria. Ciò tanto più, là dove l’area liberamente prescelta dall’interessato, ricade in una zona caratterizzata da valori al limite rispetto agli obiettivi di qualità dell’aria fissati proprio dall’Unione Europea». I magistrati del tribunale amministrativo hanno dato un’indicazione precisa che a Pescara è stata disattesa, visto che l’autorizzazione alla Fater è stata data in una zona definita dalla stessa Regione “rossa” per cattiva qualità dell’aria, con i valori delle polveri sottili ampiamente fuori dalla legge.

«Rimaniamo sconcertati», afferma Augusto De Sanctis del Wwf, «dalla facilità con cui, al contrario di quanto è accaduto col Tar del Piemonte, la Regione Abruzzo non ha tenuto conto, autorizzando la centrale Fater, che a Pescara e dintorni l’aria non è “ai limiti”, ma questi limiti li ha di gran lunga superati: a Santa Teresa di Spoltore addirittura di tre volte. Eppure sono concetti di buon senso», continua De Sanctis, «gli obiettivi legittimi imprenditoriali devono venire meno di fronte all’interesse della comunità. È ora che inizino ad emergere responsabilità sulla mancanza del raggiungimento degli obiettivi imposti dall’Europa sulla qualità dell’aria e sul monitoraggio di alcune sostanze che non lo sono ancora, o i cui dati non vengono pubblicati, come il Pm2,5».

domenica 16 settembre 2012

Essere parte del problema o della soluzione?


C'è stato un bellissimo incontro ieri pomeriggio a Trasacco: l'associazione Aravinda coinvolgendo il il WWF Marsica e il Comitato Marsicano NO PowerCrop, ha aderito al progetto "Sporchi da morire" invitando il dott. Stefano Montanari qui nella nostra bella Marsica e proiettando il suo film a cui è seguito un dialogo profondo e illuminante tra il dott. Montanari e i presenti in sala. 

L'evento ha visto la partecipazione di molti cittadini e anche di alcuni amministratori locali, pochi a dire il vero, ma confido che almeno loro abbiano recepito e imparato che tanto c'è da lavorare e che nulla è impossibile, ci vuole solo la voglia di fare e fare bene perchè occorre consapevolezza nell'amministrare un territorio.

La crisi ambientale che stiamo vivendo rivela un modello di gestione economica ed ambientale fallimentare sotto ogni punto di vista. Una delle principali minacce ambientali con cui da sempre ci si "scontra" è la quantità di rifiuti che continuamente produciamo ed emettiamo nell'ambiente.
"Dove mettiamo tutti questi rifiuti?". Bhè dopo aver visto Sporchi da morire posso dirvi con fermezza e profonda convinzione che la risposta non esiste, per il semplice fatto che è la domanda ad essere sbagliata!

Per anni abbiamo provato a nascondere i rifiuti sotto terra, ad affondarli negli oceani o a bruciarli negli inceneritori e cosa abbiamo ottenuto? Niente, se non di avvelenare l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo e il cibo che mangiamo. Praticamente abbiamo trasformato un problema in un altro....letale oserei dire, è come se fossimo sul Titanic inconsapevoli (o forse si) che l'iceberg è vicino!

Le questioni legate ai rifiuti non sono solo ambientali, ma anche economiche; si perché è chiaro a tutti che c'è Qualcuno che trae profitto da ogni singolo sacchetto di immondizia che noi produciamo e ha tutto l'interesse a lasciare le cose così come stanno; chiamatelo Politica, Mercato, Mafia, dategli il nome che più vi piace perchè in ogni caso ciascuno di essi rivela che la nostra società è governata solo da decisioni basate sui soldi e sul potere.

Ma noi possiamo fare molto: possiamo indurre la Politica e il Mercato a cambiare iniziando noi per primi a reinventare il nostro stile di vita trasformandoci da consumatori a consumatori critici, acquistando prodotti locali, (magari aderendo ad un gruppo d'acquisto solidale), acquistando beni durevoli e non usa e getta, preferendo prodotti biologici  e riciclabili a prodotti che non lo sono, premiando le industrie virtuose a quelle di stampo coloniale che strozzano i Paesi poveri produttori di materie prime...e questi sono solo alcuni esempi, ma molto altro si può e si deve fare per scendere dal Titanic. 

Perché produciamo tanti rifiuti? Perché abbiamo bisogno di prodotti e servizi che a loro volta producono sostanze nocive? Perché l'Industria non può cambiare i metodi di produzione in modo da produrre meno rifiuti? Perché la Politica non interviene? Queste sono le domande giuste da fare, e solo quando inizieremo a porcele avremo le risposte che portano alla prevenzione anziché al controllo dell'inquinamento, alla riduzione invece che alla gestione dei rifiuti.

Concludo citando Lois Marie Gibbs, una casalinga che nel 1977 insieme con i suoi due figli viveva vicino la discarica del   Canale di Love , uno tra i più gravi disastri ambientali degli anni 70.
Se davvero volete capire cosa c'è dietro ogni decisione su questioni ambientali, la prima domanda che dovete porvi è "Chi trae profitto da ciò?". In secondo luogo "Chi pagherà?". Solo a questo punto avrete identificato entrambi i lati della questione e potrete decidere se essere parte del problema o della soluzione.