Il Fucino visto dallo spazio

Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.

Il caffè se inquina che piacere è?

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.

La forza dell'uomo è nella verità

Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.

PIL:una misura di sviluppo?

Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?

martedì 6 settembre 2011

Centrale a biomasse Powercrop: è ora di essere uniti e chiari

Esattamente un anno fa la commissione VIA della Regione Abruzzo espresse il suo parere positivo alla centrale a biomasse della PowerCrop, la quale dovrebbe sorgere nel cuore del Fucino, tutto ciò suscitò sorpresa e incredulità non solo tra i cittadini, ma anche tra i Comuni di Luco dei Marsi (limitrofo al sito dove dovrebbe sorgere la centrale) e Il comune di Avezzano (nel cui territorio ricade la centrale).

Un anno fa entrambi i comuni, quello di Avezzano e quello di Luco dei Marsi, si sono mossi presentando un ricorso al TAR Abruzzo, la stessa strada doveva essere intrapresa anche da noi cittadini, affiancati dalle associazioni agricole e da quelle ambientaliste, ma fino ad oggi non ci si è potuti muovere perché era necessario attendere che il parere espresso dal comitato VIA venisse ufficializzato sul BURA.

Dopo un anno di silenzio, la pubblicazione sul BURA è avvenuta. Questo significa che abbiamo un margine di tempo (esattamente fino al 14 novembre) per muoverci e presentare ricorso al TAR Abruzzo.

A tal proposito ci tengo a smentire le voci che girano in questi giorni: NON è ASSOLUTAMENTE VERO che per il ricorso contro la PowerCrop la competenza sia esclusiva del Tar Lazio e non di quello Abruzzo. Queste notizie inesatte creano confusione e disorientamento tra i cittadini e rendono vano l'impegno di CHI sta lavorando per il nostro territorio.
Per sciogliere ogni dubbio vi riporto di seguito quanto è scritto nell'art. 41 della legge n 99 del 23/07/2009 (leggi testo integrale in pdf):

"Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e attribuite alla competenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio, con sede in Roma, tutte le controversie, anche in relazione alla fase cautelare e alle eventuali questioni risarcitorie, comunque attinenti alle procedure e ai provvedimenti dell'amministrazione pubblica o dei soggetti alla stessa equiparati concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonchè quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti".

Lo stesso ribadisce l'art. 135 del decreto legislativo n 104 del 02/07/2010 (leggi testo integrale pdf), in cui è scritto: 

"Sono devolute alla competenza inderogabile del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma [...] le controversie di cui all'articolo 133, comma 1, lettera o), limitatamente a quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400MW..."

Come potete leggere voi stessi non è il caso della nostra centrale a biomasse che ha una potenza inferiore a quella riportata negli articoli da me citati: esattamente 30 MWe e 90 MWt.
Questo significa che il nostro caso è di competenza del TAR Abruzzo e quindi non sono assolutamente vere le voci secondo le quali i ricorsi presentati a suo tempo dal Comune di Avezzano e quello di Luco dei Marsi non sono validi, al contrario essi sono documenti degni di merito e per tanto vanno appoggiati e supportati anche con l'impegno dei cittadini

Chiarita la questione, prego tutti di unirsi senza "ma"  e senza "se" nella difesa della nostra bella terra. Ora più che mai è necessario che i cittadini della Marsica (non solo di  Borgo Incile), i nostri governanti, tutti i partiti (indipendentemente dal colore) le associazioni agricole e quelle Ambientaliste, nonché tutti i comitati presenti sul territorio si muovano in modo unanime e senza creare inutili dispute di merito e senza insinuare dubbi volti ad alimentare contrasti e confusione.

Chiudono gli ospedali, penalizzano l'agricoltura e in cambio lo sviluppo che ci promettono è rappresentato da un INCENERITORE.

venerdì 2 settembre 2011

Comunicato stampa- - I CITTADINI DI BORGO INCILE: “LA POWER CROP LA SUA CENTRALE NELLA MARSICA NON LA FARA’”.

Contro il parere del Sindaco Antonio Floris, della Giunta e del Consiglio Comunale di Avezzano, città che nel proprio territorio dovrebbe ospitare l’impianto, contro il parere del Sindaco Camillo Cherubini, della Giunta e del Consiglio Comunale di Luco dei Marsi, città limitrofa al sito indicato per l’impianto, contro il parere del Consiglio Provinciale de L’Aquila, espresso nel maggio 2011, contro il parere di tutte le Organizzazioni Agricole (Cia, Coldiretti e Confagricoltura), contro il parere del Corpo Forestale dello Stato, contro il parere degli abitanti di Borgo Incile, con le case “dentro la centrale”, contro il parere delle Associazioni Ambientaliste e della Riserva Naturale regionale del Monte Salviano, contro ogni valutazione di tipo industriale, tecnica ed economica e in ultimo, ma non meno importante, contro il buon senso  ed il buon gusto, il comitato per il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione Abruzzo ha dato parere favorevole alla “famigerata” centrale e biomasse della Power Crop.

E’ evidente che il VIA si è adeguato a logiche politiche, clientelari e soprattutto lobbistiche. Basta leggere le scempiaggini che scrive nelle sue valutazioni. Se le avesse scritte direttamente la Power Crop sarebbe stata più prudente.
In ogni caso contro questo parere del VIA abbiamo già avviato un ricorso amministrativo insieme alle organizzazioni degli agricoltori e delle associazioni ambientaliste; nella stessa direzione si sono già mossi i comuni di Avezzano e Luco dei Marsi. 

Confidiamo in una presa di posizione contro l’impianto da parte del Presidente Chiodi, della giunta e del Consiglio Regionale d’Abruzzo. La nostra contrarietà alla centrale Power Crop è irriducibile a prescindere dal parere del VIA e a prescindere dal parere del Tar.
La Power Crop la sua centrale nella Marsica non la farà
Comitato cittadino di Borgo Incile.





sabato 27 agosto 2011

Pasticcio Avezzanese: il restyling di Corso della Libertà, l'Isola che non c'è e il Project Financing




Come accennato nel post precedente, a partire da oggi viene diffuso ad Avezzano un documento ciclostilato ove si critica in modo analitico il progetto urbanistico a firma dell’architetto Paolo Luccioni. Secondo la nostra Amministrazione questo restyling cittano dovrebbe risolvere molti problemi della viabilità avezzanese, dotando la città di parcheggi e di aree pedonali.

Il documento ciclostilato che analizza e muove critiche al progetto-Luccioni è stato redatto dalle Associazioni WWF Abruzzo, Italia Nostra e Comitato Mobilità Sostenibile Marsicana, le quali, dopo attenta analisi, ritenono che dietro le promesse del "miglioramento urbano" si nasconda invece un intervento speculativo che contrasta con il Piano Regolatore Generale e con il Piano Traffico e che provocherà la scomparsa di spazi pubblici, l’aumento del carico urbanistico e del traffico al centro.Per tutti coloro interessati alla lettura potete scaricare il documento direttamente dal blog di Mamma Terra.


lunedì 11 luglio 2011

Una fattoria per il futuro

"Ho sempre pensato che la campagna del Devon fosse il luogo più bello del mondo e per me questa è una fattoria molto speciale, perché è dove sono cresciuta ed è l'unico posto che io abbia mai davvero chiamato casa".

Si apre così il documentario di Rebecca Hosking sui rapporti tra energia, e agricoltura, picco del petrolio, filiera agroindustriale e soluzioni in permacultura. Rebecca è nata e cresciuta in una fattoria del Devon (Inghilterra) e dopo aver intrapreso la carriera di documentarista naturalista, che l'ha portata a girare il mondo, ha deciso di tornare a "casa". 
"L'avanzare di una crisi energetica -dice Rebecca- potrebbe portare a una rivoluzione del sistema agricolo e cambiare per sempre la campagna inglese; questo avrà delle conseguenze su ciò che mangiamo, sulla sua provenienza e sul preoccupante interrogativo se ci sarà abbastanza cibo per tutti, per sopravvivere a tutto questo, la nostra fattoria dovrà cambiare, dovrà diventare una fattoria adatta al futuro".

Negli ultimi decenni ci siamo ritrovati a consumare più petrolio di quello che si preleva, intaccando così le riserve e generando forti impatti a livello ambientale, basta citare i cambiamenti climatici tanto per intenderci.
Dopo il settore dei trasporti, l'agricoltura è il settore più produttivo e inevitabilmente anche quello più energivoro. Mentre fino a un secolo fa gli agricoltori conservavano i semi da un raccolto all'altro, e i fertilizzanti spesso venivano dalla fattoria stessa sottoforma di letame, oggi l'agricoltura industriale ha radicalmente sconvolto il sistema. Ogni prodotto della terra richiede consumo di petrolio: dai macchinari per dissodare la terra, ai fertilizzanti per far crescere le piante, dai pesticidi per proteggerle ai macchinari per raccoglierle, trasportarle e lavorarle. E' indubbio che la rivoluzione agricola ha portato grossi vantaggi in termini di quantità prodotte, ma questi benefici hanno un costo: nel mondo industrializzato usiamo 10 calorie di energia per produrre una caloria alimentare. Un rapporto questo energeticamente e economicamente parlando insostenibile, ma che ci piaccia o no, allo stato attuale delle cose senza il petrolio noi non potremmo mangiare.

A questo punto diventa cruciale non più domandarsi quando e quale sarà il momento esatto in cui il petrolio sarà completamente esaurito, ciò che invece è necessario capire è come effettuare una transizione agroalimentare verso un modello indipendente dai combustibili fossili(pdf) (Consiglio questa lettura).

Indipendentemente dalla lettura che vi ho appena consigliata, vorrei soffermarmi su un argomento per me nuovo, ma molto accattivante. Nel documentario di Rebecca Hosking, una delle strategie proposte in tema di agricoltura e sostenibilità è quella nota come Permacultura sviluppata in Australia nel 1978 da Bill Mollison e David Holmgren. La permacultura insegna a progettare insediamenti umani che imitano gli ecosistemi naturali: ciò vuol dire creare sistemi produttivi che durino nel tempo, che siano sostenibili, equilibrati e stabili; ovvero in grado di auto-mantenersi e rinnovarsi con un basso input di energia. Si tratta di una pratica integrata di progettazione e conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che dà come risultato un ambiente sostenibile, stabile, duraturo, equilibrato ed estetico. Essa utilizza il territorio imitando i legami e le relazioni che si ritrovano negli ecosistemi naturali al fine di avere abbondanza di alimenti, fibre ed energia per coprire le esigenze locali.

Per saperne di più vi lascio alla visione del documentario.


domenica 3 luglio 2011

Il caffè: se inquina che piacere è?


Georges Courtline, celebre poeta, scrittore e drammaturgo francese, a proposito del caffè disse:“ Si cambia più facilmente religione che caffè!


Prendo ispirazione da un articolo di Federica Seneghini pubblicato sul numero 125 di Altra Economia, al fine di cogliere la vostra attenzione e dirottarla su un tema che di fatto è sotto gli occhi di tutti, ma che nella realtà quotidiana è ben celato dalle opportune tecniche del brand management.
La Seneghini scrive: “le capsule usa e getta mandano in pensione la moka”. Secondo i dati forniti da Gfk le vendite delle macchine da caffè in capsule sono aumentate del 21,9% solo nel 2010, a discapito della vecchia e cara moka, le cui vendite si attestano a -14,9%. Sarà merito dell’affascinante Clooney o del simpatico duo Bonolis-Laurentis, o semplicemente è che si corre così tanto da non avere più tempo per un caffè vecchia maniera, fatto sta che quello che prima era un rito adesso si sta trasformando in una sorta di status symbol che fa incassare ai grandi marchi cifre come 2,12 miliardi di euro l’anno (fatturato Nespresso).

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente. Non ci avevate pensato vero? In realtà neppure io.
Consideriamo l’aspetto economico. Innanzi tutto dobbiamo acquistare la macchina il cui prezzo varia dai 150 € ai 500 € in base al modello e alla marca. Una buona moka, esagerando, può venire a costare intorno ai 25 €. Poi c’è da affrontare la questione capsule. La singola capsula contiene circa 5 gr di caffè e il suo costo si aggira intorno ai 0.40 €. A conti fatti un chilo di caffè in capsula viene a costarci circa 80 €, a fronte dei 10.60 € di un chilo di  miscela classica di caffè equosolidale (che fa bene a noi e a chi lo produce). Non è poi così conveniente per le nostre tasche vero?

Soffermiamoci infine sull’aspetto strettamente ambientale. Una volta utilizzate le capsule vengono gettate nell’indifferenziato (poiché parzialmente contaminate dalla polvere di caffè non è possibile riciclarle) andando a gravare sul problema rifiuti che di questi tempi è fortemente avvertito nella nostra penisola; ma è chiaro che prima di diventare rifiuti le capsule devono essere prodotte e quanto pesa la loro produzione? Il team Rifiuti Zero del comune di Capannori (Lucca) ha condotto uno studio approfondito: per realizzare un chilo di capsule usa e getta occorrono 4 chili di acqua, 2 chili di petrolio e 22 kilowatt di energia elettrica. Considerando che solo nel nostro Paese si consumano un miliardo di capsule da caffè usa e getta, è chiaro che l’impatto ambientale in termini di inquinamento e consumo di risorse ed energia è notevole.

E’ vero, esistono delle alternative come ad esempio le cialde in carta, (quelle proposte da altro mercato) o quelle biodegradabili (quelle proposte da Illy caffè), le quali una volta utilizzate vengono smaltite nell’organico. Si potrebbe persino tentare la strada del “vuoto a rendere”, ma in ogni caso ai costi ambientali ed economici legati alla produzione e trasporto del caffè se ne vanno ad aggiungere altri, anche se minimi. A rigor di logica la soluzione amica dell’ambiente resta ancora e sempre la moka.  

Spesso le mode del momento ci impongono logiche che pensiamo siano nostre, ma che si rivelano frutto di un marketing studiato a tavolino e  che ci spaccia per necessario ciò che in realtà è estremamente superfluo: c’è poi la voce fuori coro, quella che mette tutto in discussione e che porta l’ascoltatore attento a porsi la fatidica domanda: “mi serve davvero?”. E’ questo il punto di partenza per trasformarsi da consumatori passivi a consumatori critici e responsabili attenti alle proprie scelte e ai propri stili di vita.

mercoledì 29 giugno 2011

Bici: aumenta il popolo dei pedali, ma ancora tanto c'è da fare.

Secondo un sondaggio pubblicato da Legambiente e Irp marketing, in Italia l'uso della bici è aumentato di circa  tre volte. Se nel 2001 coloro che usavano la bici come mezzo di trasporto erano solo il 2,9% della popolazione adulta, oggi sono saliti al 9% (ovvero circa 5 milioni di persone). Un miglioramento dunque, ma si può certamente fare di più, infatti secondo la ricerca condotta solo un quarto degli italiani considera la bici un vero e proprio mezzo di trasporto alternativo alle auto, il restante la usa occasionalmente o solo nei weekend per passeggiate all'aria aperta.
Si pedala molto di più al nord che al centro o al sud e molti degli ostacoli che la bici trova sul suo cammino sono attribuibili ad una carenza nella gestione urbana; sempre secondo i dati riportati, molti degli intervistati vorrebbero contribuire a ridurre il traffico, ma evitano l'uso delle due ruote a pedali perché temono per la propria sicurezza...e come dargli torto considerando che nelle città italiane mancano del tutto (o quasi) vere e proprie piste ciclabili? Altri lamentano la totale assenza di parcheggi appositamente dedicati alle bici o l'impossibilità di poter accedere con questa ad autobus, treni e metropolitane in modo da ridurre i lunghi percorsi casa-lavoro. Per altri ancora mancano servizi di bike sharing o se ci sono spesso sono inadeguati.

Si può migliorare? Certo, anzi si deve.
In Europa ci sono molti esempi di mobilità virtuosa, Berlino è uno di questi, l'ho sperimentato di persona; ancora più sorprendente di Berlino è stata la mia esperienza a Zurigo. 
Grazie al viaggio stampa promosso da Zurigo Turismo ho appreso che esiste una realtà lontana da quella italiana, un modo di gestire la città in piena qualità, con attenzione alle persone e all'ambiente che le circonda e di cui esse sono parte integrante.
A Zurigo di traffico ce ne è davvero poco e di stress ancora meno, quasi tutti vanno in bici oppure in tram (Ricordate i Cobra di Zurigo?).

I turisti ma anche i cittadini che non possiedono una bici propria possono recarsi tranquillamente presso la Velostation Nord (vicino la stazione dei treni). Si tratta di un'azienda municipalizzata che offre GRATUITAMENTE il proprio servizio bike-free (noleggio bici). Basta presentarsi con un documento di riconoscimento, lasciare un deposito di 20 franchi (circa 16,00€), che a fine giornata vengono interamente restituiti, e il gioco è fatto! 
Pedalare per le vie di Zurigo è estremamente piacevole, le piste ciclabili hanno percorsi dedicati che si intrecciano con sentieri naturalistici e architettonici; spesso fiancheggiano le strade dove camminano le auto, ma tra le due c'è estrema cordialità: i ciclisti hanno sempre la precedenza!
Non è assolutamente insolito vedere tra la popolazione dei ciclisti manager che si recano a lavoro vestiti di tutto punto, studenti, operai, casalinghe che si recano a far spesa e genitori con i propri figli. 
Lasciare la bici per fare una passeggiata a piedi, per fare shopping o mangiare qualcosa in un ristorante non è un problema, perché la città è dotata di 16 mila parcheggi, e per chi ne avesse bisogno si possono affittare anche i velomiteboxen (garage per bici), La nostra Velostation Nord, ad esempio, offre anche questo servizio al modico prezzo di 60 franchi l'anno (circa 50,00€).

Sarebbe auspicabile che un Paese moderno e civile investa le proprie risorse per costruire una società che generi meno stress ambientale, sociale ed economico contribuendo così al vero cambiamento. Non è fantascienza è questione di buona volontà, capacità e intelligenza nella gestione della "Cosa Pubblica".  

mercoledì 8 giugno 2011

Referendum 12 e 13 giugno 2011: ecco i colori delle schede per votare

Mancano pochi giorni al Referendum e molti italiani non solo lamentano un silenzio a dir poco assordante da parte dei media, ma ancora non conoscono neppure il colore delle schede con le quali dovranno esprimere il proprio voto. In genere in vista delle elezioni veniamo continuamente bombardati dalla tv con i classici SPOT in cui una voce fuori campo illustra le modalità di voto, mentre con il referendum silenzio!

Non possiedo TV né testate giornalistiche, il mio unico strumento di comunicazione è questo blog ed è attraverso questo che posso fare la mia parte invitando tutti voi a fare la vostra!!!
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori, ovvero noi, di fornire il proprio parere o la propria decisione su un tema oggetto di discussione. E’ importante questo aspetto perché stabilisce a tutti gli effetti che il popolo è sovrano (Art. 1 della Costituzione della Repubblica italiana).
Stando così le cose è chiaro quanto sia importante partecipare, indipendentemente da quale sarà la scelta di voto (SI/NO) di ognuno di noi. E’ fondamentale che ogni cittadino con la sua presenza vada a confermare la propria sovranità, a dire a chi si trova a Governare il Paese “Io sono qua!”
Come votare il 12 e 13 giugno?

PROFITTI SULL'ACQUA (SCHEDA GIALLA)
Il secondo quesito propone l'abrogazione di una parte dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. Praticamente, se vincessero i verrebbe abrogata (soppressa) la norma secondo la quale i privati possono stabilire una tariffa per il servizio idrico "tenendo conto dell'"adeguatezza della remunerazione del capitale investito", ovvero garantendosi un profitto. Votando No, la norma rimane valida, ovvero l'acqua diventa dei privati.


PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA (SCHEDA ROSSA)
Il titolo completo del quesito è "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" e si riferisce all'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Sono le norme che permettono l'affidamento dei servizi idrici ai privati. Votando , si vota contro la privatizzazione dell'acqua. Votando No, si lascia intatta la possibilità di affidare i servizi idrici ai privati.


NUCLEARE (SCHEDA GRIGIA)
Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto 'Omnibus', sarà "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Per votare contro il nucleare in Italia, gli elettori dovranno scegliere il Sì.

LEGITTIMO IMPEDIMENTO (SCHEDA VERDE CHIARO)
Il quesito sul legittimo impedimento mira ad abrogare una parte della legge nr. 51 del 7 aprile 2010 dal titolo 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'. È la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia. Per abrogarla (sopprimerla) bisogna votare Si.

Fonte: Rete della conoscenza