martedì 3 giugno 2008

La foresta perduta

Le discussioni sulle responsabilità dei biocarburanti continuano, e anche stavolta a giustificare le preoccupazioni del mondo scientifico riguardo a quelle che sono le conseguenze di uno "sconsiderato" uso di biocombustibili arriva uno studio, pubblicato sulla rivista Conservation Letters, condotto dai ricercatori della Princeton University e dell'Istituto per la Tecnologia di Zurigo. Analizzando i dati FAO, si è arrivati ad evidenziare che tra il 1990 e il 2005 il 59% delle aree coltivate a olio di palma della Malesia e il 56% di quelle indonesiane sono state sottratte alla foresta. Sempre secondo lo studio, sono stati creati nel periodo preso in considerazione 1,87 milioni di ettari di piantagioni in Indonesia e almeno 3 milioni di ettari in Malesia. Confrontando i dati sulla diversità di uccelli e farfalle dell'area esaminata, gli studiosi hanno potuto (ahimè) dimostare che c'è stata una significativa perdita di biodiversità.

Io continuo a pensare che la via di sviluppo intrapresa non porterà a nulla di buono e che la preoccupazione di trovare le risorse energetiche e materiali necessarie alla sopravvivenza dell'uomo, sia in realtà una scusa per facilitare le cose alle multinazionali, agli imprenditori privati e ai vari governi, che facendo leva sulle preoccupazioni delle persone diventano sempre più ricchi e sempre più "affamati" di denaro. Andando avanti così stiamo depauperando mamma Terra e dubito che ci si possa inventare qualcosa per sopravvivere in futuro. Ho sempre pensato che ogni essere vivente, anche se piccolo o brutto, sia stato creato perchè gioca un suo ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi, e l'uomo sopravvive perchè questi funzionano. Se inziamo a danneggiare gli ecosistemi facendo scomparire i tasselli necessari al loro funzionamento, secondo voi c'è qualche speranza di sopravvivere?

Fonte: Ansa
Foto: Mongabay.com

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