domenica 12 aprile 2009

Quest'anno i fiori muoiono a primavera

L'Aquila era l'emozione di passare un'intera giornata di agosto con le tue amiche alla ricerca di una casa, quella in cui avresti vissuto per il primo anno della tua nuova vita, quella in cui dici "vado all'Università". l'Aquila era la gioia di trovare quella casa e la soddisfazione di pensare "cavoli meglio di così non poteva andarci, resterò qui finchè non mi laureo".
L'Aquila era l'ansia del primo giorno, in cui ti senti importante, grande e tuttavia spaurita e così costringi la tua migliore amica che studia latino a caricarsi il suo vocabolario e venire con te a seguire la tua prima lezione, quella di biologia vegetale. L'Aquila era conoscere altre persone, altre realtà e scambiarsi vicendevolmente le varie espressioni dialettali, perchè che ci crediate o no, anche questo è scambio culturale. L'Aquila era partire alla scoperta di "Parco del sole", perchè è lì che vanno gli studenti quando il sole torna ad essere caldo e la voglia di uscire e stare all'aria aperta si fa sentire e tu dici "questo esame mi sta facendo esaurire, meglio staccare un attimo la spina". L'Aquila era il giovedì sera, quello "universitario" quando i ragazzi camminano per le strade del corso, sotto i portici, dentro e fuori per i locali e gli aquilani, i residenti, si lamentano perchè tutto quello schiamazzo non li fa dormire. L'Aquila era il gelato del Duomo, "come lui non ce ne è" e quando lo mangi sai che l'estate è arrivata. l'Aquila era quella squadra di rugby, vanto per la città, che la domenica richiama allo stadio le famiglie che fanno il tifo. L'Aquila era le 99 cannelle, le 99 chiese, le 99 piazze, era il mistero di Celestino, il mistero di Collemaggio, la festa della Perdonanza, ju Gran Sasso, Ju boss e "frechete ci vediamo questa sera al Farfarello!". L'Aquila era quel disperato ripassare la notte prima dell'esame in cui tu speri che in poche ore ti entri in testa tutto quello che avresti dovuto imparare in uno, due o tre mesi di studio e in cui ripeti disepratamente a te stesso "speriamo che non mi chieda proprio questo"e puntualmente la prima domanda d'esame è "proprio questo"!; L'Aquila era quel professore così rigido che alla sola idea di affrontarlo in sede di esame, ti tremavano le gambe oppure quel professore un pò imprevedibile che prima dell'esame preghi perchè "oggi sia di luna buona", ma L'Aquila era anche quell'altro professore, quello che c'è sempre, quello con cui puoi parlare perchè sa ascoltarti e consigliarti e tu corri nel suo studio appena puoi. L'Aquila era quel bacio dato nel parco del castello dopo una lite e prendersi per mano chidendosi l'un l'altro "ma poi perchè abbiamo litigato?" oppure erano quelle cenette a lume di candela su un plaid dentro la sua stanza, che sembra diventare enorme perchè c'è il cielo dentro, c'è un mondo intero fatto di sogni, di batticuore di progetti per il futuro "perchè tanto non ci lasceremo mai". L'Aquila erano quei ragazzi che hai incontrato, ognuno con una storia diversa, ognuno giunto da una parte diversa, ognuno tanto diverso da te, ma ti vanno a genio e così costruisci il tuo gruppo, quello con cui passi la maggior parte del tuo tempo. L'Aquila erano le serate insieme a casa di Valentina, quando lei prepara la sua pizza ripiena e io sto lì pronta a mangiarla , cercando di allontanarla da tutti perchè è la mia preferita e la voglio tutta per me, "tanto per voi ci sono le altre pizze che Valentina sta per infornare"; L'Aquila è quel fisico senza fisico di Gianfranco, che con la sua chitarra movimenta le serate tra un bicchiere di vino rosso e un pezzo di "attenzione...concentrazione...ritmo e vitalità"; L'Aquila era Annalina, femminista convinta che spesso si ritrova a discutere sul ruolo della donna e su quello dell'uomo e caspita ragazzi con lei non si vince! L'Aquila era Donatella che quando ti fa i regali non li mette mai in una carta da regalo, ma nei tovaglioli presi alla mensa universitaria, perchè "riuso e riciclo" va bene, ma risparmiare qualche euro è ancora meglio! L'Aquila era Cristina, così dolce, timida e impacciata che è capace di trasformare un scatola delle uova in un porta gioie colorato che poi ti regala e a te sembra il dono più prezioso mai ricevuto e non puoi far a meno di mettere sulla mensola nella tua cameretta; L'Aquila era Michele quell'ingegnere che mi fa andare fuori di testa ogni volta che si parla di inceneritori, ma come faccio a fargli entrare in testa che gli inceneritori sono una bufala? L'Aquila era Enzo, così bravo ai fornelli che alla fine lui cucina e a me tocca lavare i piatti; L'Aquila era Gabriella che borbotta sempre, che vede sempre tutto nero, ma che alla fine si calma e si torna a ridere insieme. L'Aquila era Serena, che parlava dei film horror come di una gita a mirabilandia e tu non capirai mai con quale fegato e coraggio va al cinema a vedere quei film. L'Aquila era quella festa per il tuo compleanno, quando tu non sai niente e poi alla fine tutti dicono "SORPRESA!!!", oppure era quell'altro compleanno, quello che quando ti dice bene il tuo regalo ti viene dato dopo tre mesi e il ritardo diventa tradizione; L'Aquila era quella foto, quella in cui tu sei così buffo e bizzarro che "quando ti laurei l'appendiamo ai muri della facoltà". L'Aquila era tutto questo fino al 6 aprile del 2009.




La mia amica Rossella scrive "quest'anno i fiori muoiono a primavera". C'è rabbia c'è dolore perchè non si può morire così, non quando hai 20 anni e una vita che ti aspetta. Non riesco ad esprimere quello che sento dentro, il senso di smarrimento che si prova nel vedere le immagini in tv e la paura di aver perso tutto quello che era...Ma oggi è Pasqua, il giorno del passaggio, il giorno in cui le lacrime devono lasciare il posto alla forza e alla volontà di ripatire e questo è il mio augurio, quello di rinascere e di tornare insieme a far rivivere la nostra città, a far risuonare le chitarre e a far borbottare gli aquilani perchè di notte non li facciamo dormire con i nostri schiamazzi, perchè l'Aquila E' ancora

2 commenti:

Ciro ha detto...

Sefi hai scritto un bellissimo post.

Danda ha detto...

Non ci sono mai stata a L'Aquila, e ora ho un gran rimpianto, oltre al gran dolore per tutte quelle persone! Sefora, hai un cuore grande, e gli abitanti di quella città hanno bisogno anche delle tue parole per sentirsi sollevati. Un abbraccio da estendere a chi conosci e chi ne ha bisogno!