
(Franco Maria Castellani)
Il nome di questa pianta deriva dal latino "alba spina" ovvero "spina bianca": nel periodo della fioritura, infatti, la pianta appare bianca di piccole corolle, ma i suoi rami sono protetti da lunghe spine. Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq.) appartenente alla famiglia delle Rosacee è una pianta a portamento arbustivo o cespuglioso di orgine euroasiatica. E' largamente diffuso in tutta Italia dalla pianura alla montagna (quota 1500 mt). Si trova un pò ovunque, luoghi incolti, siepi, boschi, e in particolare predilige i terreni calcarei. Fiorisce tra aprile e maggio. Quelli che sembrano frutti, ovvero i pomi tondeggianti di colore rosso-bruno, in realtà sono falsi frutti, poichè nella loro polpa contengono 1 o 2 semi che sono i veri frutti della pianta.
I fiori e le foglie in infuso, in decotto o in tintura madre svolgono una fortissima azione sedativa e ansiolitica: infatti possono essere prescritti a chi soffre di insonnia e utilizzati come calmanti. Poichè i fiori posseggono proprietà vasodilatatrici, vengono usati anche nei disturbi del ritmo cardiaco: infatti regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco ed esercitano un'azione sedativa sugli ipertesi e gli arteriosclerotici. I frutti, ricchi di vitamina C, hanno proprietà antidiarroiche e astringenti. Ma non è tutto: durante il mese di novembre o nei mesi di febbraio-marzo si raccoglie la corteccia e la si fa seccare al sole. Facendo un decotto con corteccia, frutti e infuso di fiori si ottengono un ottimo colluttorio, che funge da antiinfiammatorio del cavo orale. Fiori e foglie possono essere applicati in dermatologia poichè esplicano un'azione astringente e rinormalizzante delle pelli grasse.
Curiosità: anticamente la polpa dei frutti del biancospino veniva mescolata alla farina per fare il pane e renderlo più morbido e saporito.
Grazie all'antica leggenda di Giuseppe di Arimatea (secondo la quale, giunto in Inghilterra aveva piantato il suo bastone che miracolosamente si trasformò in biancospino e accanto ad esso Giuseppe costruì la prima chiesa), in Inghilterra questa pianta era molto diffusa e utilizzata per cintare i campi: oggi purtroppo queste siepi sono quasi scomparse e sotituite da recinzioni in filo di ferro. Inoltre sembra che i ragazzi di campagna indicassero i biancospini con "bread and cheese" perchè ne mangiavano le giovani foglie dal caratteristico sapore di noce.
Nella tradizione pagana i romani avevano dedicato questa pianta alla dea Maia, casta e protettrice di maggio (da qui si ha la cristianizzazione e la consacrazione di questa pianta alla Madonna). Secondo i costumi latini in questo mese non ci spoteva sposare e se proprio lo si doveva fare, bisognava bruciare i rami della pianta per placare l'ira della dea.
I greci adornavano gli altari con questi rami durante i matrimoni.
La ninfa Carna possedeva un ramo di biancospino fiorito per scacciare i mali dalle soglie delle case: infatti la ninfa violata dal dio Giano ottenne in cambio della perdita della sua verginità la capacità di tutelare gli usci delle case. Ed ecco perchè greci e romani in segno di omaggio e augurio benevolo appendevano i rami di biancospino sugli usci delle case delle giovani spose.
Fonte: Marta Villa (CAI di Feltre)
Giorgio Batini "le radici delle piante"
Il nome di questa pianta deriva dal latino "alba spina" ovvero "spina bianca": nel periodo della fioritura, infatti, la pianta appare bianca di piccole corolle, ma i suoi rami sono protetti da lunghe spine. Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq.) appartenente alla famiglia delle Rosacee è una pianta a portamento arbustivo o cespuglioso di orgine euroasiatica. E' largamente diffuso in tutta Italia dalla pianura alla montagna (quota 1500 mt). Si trova un pò ovunque, luoghi incolti, siepi, boschi, e in particolare predilige i terreni calcarei. Fiorisce tra aprile e maggio. Quelli che sembrano frutti, ovvero i pomi tondeggianti di colore rosso-bruno, in realtà sono falsi frutti, poichè nella loro polpa contengono 1 o 2 semi che sono i veri frutti della pianta.
I fiori e le foglie in infuso, in decotto o in tintura madre svolgono una fortissima azione sedativa e ansiolitica: infatti possono essere prescritti a chi soffre di insonnia e utilizzati come calmanti. Poichè i fiori posseggono proprietà vasodilatatrici, vengono usati anche nei disturbi del ritmo cardiaco: infatti regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco ed esercitano un'azione sedativa sugli ipertesi e gli arteriosclerotici. I frutti, ricchi di vitamina C, hanno proprietà antidiarroiche e astringenti. Ma non è tutto: durante il mese di novembre o nei mesi di febbraio-marzo si raccoglie la corteccia e la si fa seccare al sole. Facendo un decotto con corteccia, frutti e infuso di fiori si ottengono un ottimo colluttorio, che funge da antiinfiammatorio del cavo orale. Fiori e foglie possono essere applicati in dermatologia poichè esplicano un'azione astringente e rinormalizzante delle pelli grasse.
Curiosità: anticamente la polpa dei frutti del biancospino veniva mescolata alla farina per fare il pane e renderlo più morbido e saporito.
Grazie all'antica leggenda di Giuseppe di Arimatea (secondo la quale, giunto in Inghilterra aveva piantato il suo bastone che miracolosamente si trasformò in biancospino e accanto ad esso Giuseppe costruì la prima chiesa), in Inghilterra questa pianta era molto diffusa e utilizzata per cintare i campi: oggi purtroppo queste siepi sono quasi scomparse e sotituite da recinzioni in filo di ferro. Inoltre sembra che i ragazzi di campagna indicassero i biancospini con "bread and cheese" perchè ne mangiavano le giovani foglie dal caratteristico sapore di noce.
Nella tradizione pagana i romani avevano dedicato questa pianta alla dea Maia, casta e protettrice di maggio (da qui si ha la cristianizzazione e la consacrazione di questa pianta alla Madonna). Secondo i costumi latini in questo mese non ci spoteva sposare e se proprio lo si doveva fare, bisognava bruciare i rami della pianta per placare l'ira della dea.
I greci adornavano gli altari con questi rami durante i matrimoni.
La ninfa Carna possedeva un ramo di biancospino fiorito per scacciare i mali dalle soglie delle case: infatti la ninfa violata dal dio Giano ottenne in cambio della perdita della sua verginità la capacità di tutelare gli usci delle case. Ed ecco perchè greci e romani in segno di omaggio e augurio benevolo appendevano i rami di biancospino sugli usci delle case delle giovani spose.
Fonte: Marta Villa (CAI di Feltre)
Giorgio Batini "le radici delle piante"
0 commenti:
Posta un commento